Teleina

«Teleina: sostanza artificiale con proprietà riattivanti il sistema vocalico, dotata di forte azione verbosa»

Nuovo Dizionario Emisferico

Siamo nell’Era della Rinata Società. Tutto è tornato alla consuetudine quotidiana. Gruppi di umani di varie zone del mondo sono sopravvissuti a un mal d’aria che ha stravolto il pianeta, bloccando i popoli. In uno studio televisivo i superstiti hanno dato vita ad un ultimo reality show. Utilizzano le vittime come pedine. Vince chi riesce a condurre il suo materiale umano di scarto alla meta assegnata. I giocatori iniettano continuamente teleina, una sostanza capace di riattivare il sistema vocalico di coloro che ne sono stati colpiti, per trasformarli in testimonianze organiche della loro fine. È questo lo spettacolo. Continua a leggere ‘Teleina’

Rifiutopoli e il caso Cosentino

discaricaLa norma per i politici? la natura trasversale degli affari

È pur vero che il castello accusatorio che ha fatto emettere l’ORDINANZA CAUTELARE al Giudice Raffaele Piccirillo nei confronti del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino si basa su deposizioni di pentiti di mafia, e in quanto tali vanno presi con le pinze, ma nella “VALUTAZIONE CONCLUSIVA DEL QUADRO INDIZIARIO E CONFRONTO CON IL PARADIGMA DEL CONCORSO ESTERNO DEL POLITICO” si legge… Continua a leggere ‘Rifiutopoli e il caso Cosentino’

Non solo petrolio e Fiat

ecocidioSpA pubbliche e interessi privati sull’affaire rifiuti, energia e acqua. L’ingresso in Basilicata della multinazionale francese Veolia. Un report del ComitatoNoOil

La “monnezzopoli lucana” ha il cosiddetto centro di propulsione in Val Basento (vedi n. 2 di Terra di Basilicata) dove per anni si concentra l’attività di smaltimento dei rifiuti che ha coinvolto una miriade di società locali ma anche grandi gruppi finanziari e imprenditoriali in una realtà industriale caratterizzata da disoccupazione e gravi problemi di inquinamento ambientale. Continua a leggere ‘Non solo petrolio e Fiat’

Ritrarre il conflitto infinito: gli artisti palestinesi, oggi

Doormat

Mona Hatoum, Doormat - 1996

Una panoramica sulle opere di Mona Hatoum, Khalil Rabah
e altri ancora, tra ibridazione, violenza e dis-orientalismo

Un separé a forma di grattugia, un musallah con bussola incorporata, uno zerbino di chiodi, saponi di spille che sfregiano il viso, cucine elettrificate, culle di lame e vetro, letti come ragnatele metalliche. Volti, valige, dizionari, scarpe e ceste ricoperte di cerotti, chiodi, filo spinato. Corpi di plastica e sangue usciti da un’allucinante stanza della tortura. Rubinetti da cui non esce acqua, pane arabo ripieno d’ovatta e ricucito come una ferita suturata. Opere inquietanti che utilizzano elementi naturali ma soprattutto i prodotti della cultura. Materiali medici, da ferramenta, militari, per sviscerare il complicato rapporto con la politica, la religione, l’individualità, l’esistenza nei propri spazi e l’identità del popolo palestinese a fianco a quello israeliano. Arte con un preciso obiettivo: riprodurre la frantumazione d’una terra e un’insofferente mappa della coesistenza. Continua a leggere ‘Ritrarre il conflitto infinito: gli artisti palestinesi, oggi’

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