Bologna: la “grassa” città degli “altri”

Un numero di LucidamenteMagazine per approfondire i “disagi bolognesi”. Le voci degli operatori sociali e degli stessi “extracomunitari” su spaesamento, ricerca di lavoro, di relazioni umane. Le aspettative e le speranze del presidente del Consiglio degli immigrati. La testimonianza di una comunità attiva di moldave. L’emarginazione sociale e i nuovi senzatetto. La prostituzione tra “clientela” e assenze legislative e normative…

Bologna “la grassa”: a volte sulla pelle degli immigrati

 

L’altra faccia della prostituzione

 

Una comunità attiva: i “bravi” moldavi

 

Morte a 3 euro di Paolo Berizzi

 

I senzatetto in città: non solo “poveracci”

 

Il neonato Consiglio dei cittadini stranieri

 

in LM MAGAZINE N. 3: “DISAGI BOLOGNESI”

Simbolismi spaziali, labirinti di violenza

Da Gerusalemme est a Ramallah: i bambini palestinesi di fronte alla militarizzazione

Tareq ha 28 anni. Si definisce un palestinese fortunato che non vuole ricordare la sua infanzia. Il motivo: una tessera di cooperante per un’organizzazione non governativa italiana. La fortuna sta tutta nel poter girare di giorno, magari solo per fare pochi chilometri. La maggior parte dei coetanei, quelli più piccoli, che vivono l’infanzia o l’adolescenza, quelli più grandi, che hanno raggiunto la mezza età o la vecchiaia, lo sono meno.

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Alcune altre occhiate su questo (s)porco mondo

Continua la don chisciottesca disavventura dei miei esercizi visivi, per chi volesse…

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Oltre Hotel Rwanda: il cinema africano

africa.jpgImmagine e vicende di un continente
tra fiction e realtà

Quando pensiamo agli immigrati di solito mettiamo in un unico calderone visivo una serie di immagini stereotipate, che cancellano le provenienze, i luoghi da dove queste genti partono. Tutto si limita a vedere persone che arrivano su fatiscenti barconi da paesi dell’Africa del Nord, perdendo di vista le differenti situazioni geografiche e sociali di provenienza. Così, quando arrivano in Libia, in Tunisia, o in Marocco, le loro identità di senegalesi, ugandesi, congolesi, liberiani, ecc., vengono cancellate da quella nuova che sono costretti ad assumere. Tutti si ritrovano semplicemente immigrati. D’altronde, nel nostro sforzo maggiore di immaginarli in Italia riusciamo a scorgere nello scenario collettivo immagini di centri di permanenza temporanea, file caotiche alle poste, fino a particolari più agghiaccianti come lo spaccio, lo stupro, la prostituzione e il suo controllo.

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