Archivio per la categoria 'Live from Palestine'

Simbolismi spaziali, labirinti di violenza

Da Gerusalemme est a Ramallah: i bambini palestinesi di fronte alla militarizzazione

Tareq ha 28 anni. Si definisce un palestinese fortunato che non vuole ricordare la sua infanzia. Il motivo: una tessera di cooperante per un’organizzazione non governativa italiana. La fortuna sta tutta nel poter girare di giorno, magari solo per fare pochi chilometri. La maggior parte dei coetanei, quelli più piccoli, che vivono l’infanzia o l’adolescenza, quelli più grandi, che hanno raggiunto la mezza età o la vecchiaia, lo sono meno.

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The end of the middle East

15.jpgGerusalemme, 7 marzo 2008 - Ieri, un paio d’ore prima che ci fosse l’attentato, scrivevo “staremo a vedere”. Due ore dopo la città, e soprattutto la parte vecchia (quella araba), da cui proveniva l’attentatore, è stata ribaltata per cercare di stanare l’assasino. In giro era impossibile, si respirava con l’aria la tensione estrema per il gesto di ritorsione dopo quanto accaduto a Gaza. Sembra di essere immersi in piena logica mafiosa dove clan rivali si ammazzano per una zona. E’ strano. Davvero. Oggi nella Gerusalemme vecchia il mercato era aperto e strapieno, nonostante per i musulmani il venerdi sia sacro. Prima del tramonto, ogni minareto ha inondato il suo canto di preghiera sulla citta’ vecchia. Dall’alto d’una terrazza si potevano osservare le moschee. Ogni canto si è incrociato a un alltro finche tutti si sono eclissati in uno strano riverbero spirituale. Dall’alto, per un istante, è apparsa anche l’immagine di un gruppo di ultraortodossi che in cerchio, e con una sincronia pazzesca pregavano il loro Dio. Poco dopo, camminado per le stradine ormai buie e vuote, un ragazzo di 20 anni, guardandomi e commentando un litigio tra commercianti mi ha detto “This is the end of the middle East”.

La Palestina tra boom turistico e bombardamenti

disegno.jpgGerusalemme, 6 marzo 2008 - Secondo gli albergatori la citta’, da natale, sta avendo  un picco di turisti mai avuto in precedenza. Girandoci ci si rende immediatamente conto. I mercati pullulano di gente felice da ogni angolo del mondo. Girano, comprano, sorridono. Pare che quanto accadduto pochi giorni fa a Gaza non esista. Apparentemente e’ una citta’ normale, che vive un momento d’oro, nonostante ovunque si veda la presenza massiccia di esercito e polizia. Quando invece ci si sposta all’interno le cose cambiano. Jenin e Hebron per esempio sono bloccate. Le strade di accesso sono chiuse da pesanti controlli. A Jenin e’ stato distrutto un centro per il recupero di bambini e ragazzi a forte disagio sociale.  Nei villaggi vicino Hebron invece la gente e’ completamente sfiduciata verso una possibilita’ di pace. “Le cose non cambiano mai” e’ la prima cosa che rispondono gli adulti, rassegnati, quando gli chiedi di raccontare la loro situazione. I ragazzi di 20 e 30 anni invece urlano d’essere stanchi di sopportare tutto questo. Intanto i negoziati sono fermi e il premier israeliano ha messo in chiaro che Israele e’ nel mezzo di un’azione di guerra (fermatasi in questi giorni solo per la presenza del Segretario di stato statunitense). Azione che non cessera’ fino a quando l’esercito non avra’ fatto finire i lanci di razzi da Gaza.Staremo a vedere.

Il mio villaggio

ramadin-135.jpgIntervista a due bambini di Arab Ramadin, villaggio a sud-ovest della West Bank, collocato in quella che per gli israeliani è una “zona cuscinetto”.

Accerchiato dal muro in costruzione e attraversato dalla by-pass road, una strada inattraversabile per i palestinesi, fatta con l’unico scopo di collegare in sicurezza le colonie israeliane attorno a villaggi palestinesi, Arab Ramadin è un luogo isolato. Così come isolata e distrutta è l’economia della comunità.

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