Archivio per la categoria 'Live from Palestine'

Ritrarre il conflitto infinito: gli artisti palestinesi, oggi

Doormat

Mona Hatoum, Doormat - 1996

Una panoramica sulle opere di Mona Hatoum, Khalil Rabah
e altri ancora, tra ibridazione, violenza e dis-orientalismo

Un separé a forma di grattugia, un musallah con bussola incorporata, uno zerbino di chiodi, saponi di spille che sfregiano il viso, cucine elettrificate, culle di lame e vetro, letti come ragnatele metalliche. Volti, valige, dizionari, scarpe e ceste ricoperte di cerotti, chiodi, filo spinato. Corpi di plastica e sangue usciti da un’allucinante stanza della tortura. Rubinetti da cui non esce acqua, pane arabo ripieno d’ovatta e ricucito come una ferita suturata. Opere inquietanti che utilizzano elementi naturali ma soprattutto i prodotti della cultura. Materiali medici, da ferramenta, militari, per sviscerare il complicato rapporto con la politica, la religione, l’individualità, l’esistenza nei propri spazi e l’identità del popolo palestinese a fianco a quello israeliano. Arte con un preciso obiettivo: riprodurre la frantumazione d’una terra e un’insofferente mappa della coesistenza. Continua a leggere ‘Ritrarre il conflitto infinito: gli artisti palestinesi, oggi’

Espianti israelo-palestinesi

veneremediorientaleLa Palestina tra traffico d’organi e contrasto all’insegnamento dell’Olocausto

Mentre a Gaza  il movimento di resistenza islamico palestinese Hamas critica fortemente le Nazioni Unite per le loro intensioni di introdurre l’insegnamento dell’Olocausto negli istituti scolastici, Aftonbladet, uno dei giornali svedesi più conosciuti, pubblica un articolo in cui accusa l’esercito israeliano di trafficare gli organi dei palestinesi uccisi e di consegnare alle loro famiglie i cadaveri espiantati.

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Il piano di pace di Obama

ObamaDalla riunione dell’Assemblea dell’ONU a New York o dal summit del G-20 a Pittsburgh ci si aspettava venisse fuori il programma di pace di Obama, invece è emersa solo una sua “brutta copia”. Il sito del Middle East Media Center ha pubblicato il presunto abbozzo del programma di pace di Obama dato al legislatore palestinese Hasan Khreisha. Khreisha ha aggiunto che  è stato ampiamente distribuito fra i capi palestinesi e arabi, e recentemente il presidente egiziano Hosni Mubarak ha discusso il programma durante la sua visita alla Casa Bianca.

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La città di Dio

Gerusalemme vecchia. una sinagoga costruita affianco un minareto

Gerusalemme vecchia. una sinagoga costruita affianco un minareto

Gerusalemme, marzo 2008. Cristiani, copti, ebrei, mussulmani, ortodossi s’incrociano per la città vecchia. La chiesa del santo sepolcro è piena. La nicchia che conserva la testimonianza di Cristo è un via vai continuo. Gerusalemme santa è anche la città più militarizzata al mondo, dove le relazioni poggiano sulla tensione quotidiana. Per andare a pregare nella moschea della roccia o in quella di al-Aqsā i mussulmani oltre i quaranta, gli unici accettati, devono passare ispezioni estenuanti. Per gli israeliani che vanno al muro del pianto è più semplice. Quelli che vengono da vari luoghi del mondo sono scortati da militari o paramilitari che girano imbracciando pistole e kalasnicov in mezzo la folla. Senza sicure, pronti all’uso. Freddi. Calcolatori. Certi di non sparare se non all’occorrenza. A pochi metri il mercato brulica e le religioni si fondono. Dopo la preghiera tutti uniti nella logica vendere-acquistare. È la città di Dio. Un luogo dove nemmeno l’opinione della Corte internazionale di giustizia conta. Ha definito inammissibili l’acquisizione di territorio con la forza e le misure amministrative e legislative intraprese da Israele per alterare il suo status negli ultimi anni, inclusa quella “legge base” che dichiara la città propria capitale. Una violazione del Diritto internazionale. Ma qui, siamo nella terra di Dio, un Dio che sembra purtroppo morto da un pezzo, e le cose, vanno diversamente.

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