L’estinzione dei popoli indigeni e le politiche di deforestazione nel racconto di chi le ha vissute: una conversazione con Atucá
Il 29 giugno del 2006 la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite vota la Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni con 30 voti a favore, 12 astenuti e 2 contrari, Russia e Canada. All’art. 8 si legge che popoli e persone indigene non devono essere assimilati con l’uso della forza né soggetti alla distruzione delle loro culture e che gli Stati debbono provvedere, attraverso una “effettiva prevenzione”, a evitare qualsiasi azione che possa privarli dei loro “valori culturali” e della loro “identità etnica”, ogni azione «che abbia lo scopo o l’effetto di spossessarli delle loro terre, territori o risorse». Ma è davvero così?
Konrad Lorenz ne Il declino dell’uomo (Mondadori) ci ricorda come la “sensibilità dell’uomo” ai valori sia una realtà d’importanza vitale per la sua sopravvivenza. Intanto per i Guaraní non ha memoria il tempo in cui iniziarono a cercare quel luogo dove gli esseri umani «vivono liberi dal dolore e dalle sofferenze». È la Terra senza il diavolo, che oggi, più che mai, tentano di trovare.
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