Live_from_Palestine

L’impasse Medio Oriente, una storia di fallimenti

1.jpgChi non è riuscito a far si che la pace abbia prevalso nella terra santa della Palestina? I palestinesi, gli israeliani, la “Comunità internazionale” o l’apatia del mondo?

 

È una domanda che dovrebbe essere fatta a tutti coloro che sono interessati alla pace in Medio Oriente. Durante la storia del conflitto Israelo-palestinese – un conflitto che, assieme a quello Israelo-libanese e Siro-israeliano, rappresenta il nucleo dei problemi in Medio Oriente – palestinesi e israeliani sono stati in guerra gli uni con gli altri in Palestina. Poco prima del 1948 i palestinesi si resero conto che stavano per sconfiggere l’egemonia coloniale britannica cominciata nel 1917, tuttavia un giorno si svegliarono e gli inglesi avevano lasciato un altra occupazione, chiamata Israele. Da quell’anno i palestinesi ricominciarono ancora una volta a combattere per la sovranità sulle loro antiche terre; tuttavia, malgrado i recenti accordi di pace con i loro occupanti, finora non hanno raggiunto quella sovranità. La Comunità internazionale, che chiaramente non nega il diritto legittimo dei palestinesi a combattere l’occupazione per la libertà e lo sovranità nazionale, finora non ha potuto coinvolgersi attivamente per risolvere il conflitto. Nonostante la lunga lista di risoluzioni, compresa quella sotto giudizio del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardo alla questione palestinese a partire dal 1948, la Comunità internazionale non è stata mai capace di far rispettare tali risoluzioni. Al contrario, ha recentemente richiesto che i palestinesi, occupati e privati degli aiuti umanitari, riconoscano il loro occupante, proprio mentre questo occupante ha ancora il completo controllo della terra, dei cieli, del mare e perfino del movimento da un posto a un altro.

Qual’è la situazione attuale?

L’occupante continua giornalmente gli attacchi, le invasioni, gli assassini, le attività d’insediamento di nuovi coloni e la costruzione dell’ormai famoso muro di segregazione sulle terre occupate (e l’ala radicale di Hamas, avendo sostituito il ruolo che Fatah aveva, risponde come in ogni guerra che si rispetti). Le concessioni in cambio dell’eliminazione dell’embargo economico, che rappresentano il cuore del “processo di pace” sono attualmente a un impasse in Medio Oriente: ai palestinesi (gli occupati) la Comunità internazionale chiede di riconoscere lo stato di Israele (l’occupante), in un momento in cui essi stessi sono ancora sotto l’occupazione israeliana. Perchè ai palestinesi, sottoposti a una delle più dure occupazioni militari dei tempi moderni, viene chiesto di rinunciare ai loro diritti, alle loro terre e al diritto internazionalmente riconosciuto di resistere al loro occupante, in cambio di alimenti e medicinali? Alimenti e medicine non si suppone siano una responsabilità della Comunità internazionale, nel momento in cui un popolo, per via di un’occupazione, impedisce a un altro popolo di provvedere ai propri bisogni? Qui sta l’effettivo inizio del problema palestinese dei rifugiati, questa, in breve, è la situazione.

Dopo le elezioni che hanno correttamente sancito la vittoria di Hamas come è cambiata la situazione nei confronti della Comunità internazionale?

La Comunità internazionale, rappresentata dalle Nazioni Unite, ha comunque completamente fallito nel rispondere alle esigenze di più di 3 milioni di rifugiati palestinesi della West Bank, di Gerusalemme orientale e della striscia di Gaza. Inoltre non è riuscita a intervenire praticamente per risolvere il conflitto Israelo-palestinese, una via fallimentare già utilizzata in conflitti e dispute simili in molte parti del mondo come Timor Est (Indonesia), Bosnia, Somalia, Irak, ecc. Ora, le Nazioni Unite, un organismo internazionale rispettato, sta soccombendo agli interessi politici di partiti e lobby statali. In questo caso, ha ceduto agli interessi dell’occupante (Israele), poichè Israele chiede, in cambio dei soldi degli aiuti internazionali, più concessioni a un governo palestinese democraticamente eletto. Questi soldi, significativi per una popolazione civile che sta soffrendo, si suppone continuino ad arrivare senza riguardo al partito di turno al “potere” in Palestina, o se ci sia o meno un governo in Palestina, o se il radicale Hamas o il moderato Fatah sia il partito scelto. Molti altri organismi internazionali e nazioni, aiutando entrambe le parti in conflitto (Israele e Palestina), hanno fallito nella realizzazione di una pace genuina, un fallimento dovuto soprattutto alla loro inerzia ed esitazione nel promuovere una pace concreta in base alle risoluzioni e alla legge umanitaria internazionale.

Quali prospettive per il futuro?

Attualmente i palestinesi stanno percorrendo da soli una strada pericolosa, sono fermi per cercare di attraversare un incrocio critico della loro storia, aspettano, circondati da quell’enorme ingorgo di traffico rappresentato dall’inerzia e dall’indecisione internazionale.

Potranno finalmente passare attraverso questo incrocio o saranno colpiti e probabilmente uccisi come già accaduto?

Se tutti coloro che sono interessati alla pace in “terra santa” si rifiutano di aiutare i palestinesi ad attraversare pacificamente questo incrocio storico, allora tutti ne saremo seriamente coinvolti, perché schiacciare i palestinesi significherebbe aumentare i massacri su molte strade. Sabato 16 dicembre il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, mosso da enormi pressioni, sia israeliane sia internazionali, ha richiesto le elezioni presidenziali e legislative anticipate nei territori occupati, nel tentativo di riorganizzare la fallimentare politica palestinese di questi ultimi 9 mesi. A gennaio del 2006, la popolazione palestinese sotto occupazione ha optato per Hamas alle elezioni legislative democratiche internazionalmente riconosciute. Due mesi dopo, un embargo internazionale è stato imposto e fatto rispettare a meno che quel governo democraticamente eletto dal popolo non decida di riconoscere il diritto dell’occupante (Israele) a esistere, accettando i falliti accordi di pace sottoscritti (che sono stati violati su vasta scala dall’occupante israeliano) e rinunciando al diritto internazionalmente accettato di resistere all’occupante. Così, vorrei concludere con una domanda, chi ha fallito?

by Rami Almeghari, Live from Palestine

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