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Striscia di Gaza. Embargo, scioperi e spazzatura. “Un terzo della popolazione è forza lavoro disoccupata”

2.jpgMontagne di maleodorante immondizia si sono accumulate da una parte all’altra delle strade di Gaza nei giorni scorsi. Una crisi ambientale nell’area costiera da cui emerge l’inasprirsi di un’economia e d’una società fortemente in crisi a causa dell’embargo internazionale stabilito in base a interessi e posizioni politiche.

I cumuli di rifiuti sparsi ovunque non possono essere attributi all’assenza di assessorati all’ambiente o a quella di forza lavoro nella regione costiera. Un terzo di quel milione e quattrocentomila persone rappresentativo della popolazione di Gaza è, infatti, forza lavoro disoccupata, e ci sono 25 comuni con rispettivi compiti di bonifica sanitaria. Nessuna singola parte della città, persino la più urbanizzata delle aree, Al Rimal, è stata ripulita dall’immondizia. Causa, lo sciopero generale che i lavoratori municipali della città hanno congiuntamente indetto assieme a centinaia di migliaia d’altri impiegati statali dei 25 comuni della Striscia. Mercoledì 19 Aprile più di 80.000 funzionari pubblici dell’Autorità palestinese si sono uniti agli operai comunali in un unico movimento, per manifestare, in modo deciso, anche nei confronti della comunità internazionale il grave disagio dovuto agli stipendi non pagati in questi ultimi 13 mesi. Gli organizzatori, anche se consapevoli dell’effetto catastrofico dello sciopero, hanno tuttavia deciso di portare avanti la protesta, per ribadire che da mesi i loro stipendi non vengono erogati regolarmente, una situazione che li ha resi incapaci d’assicurare alle loro famiglie persino il sostentamento di base. Intorno ai 360.000, tra operai e impiegati, ruota attualmente l’economia della restante parte del milione e quattrocentomila persone che rappresenta la popolazione della Striscia.

In sede di consiglio i sindaci dei comuni della Striscia hanno discusso lo sciopero e protestato contro la crisi finanziaria. Il capo del consiglio, il sindaco di Gaza Majed Abu Ramadan, ha descritto una situazione disastrosa a più livelli, finanziario, sociale, ambientale. «Attualmente abbiamo 360.000 tra impiegati e operai comunali che gironzolano senza lavorare perché i loro stipendi non vengono pagati da sette-otto mesi. Ciò condurrà inevitabilmente a un disastro, e la situazione finanziaria è già gravissima». Alla domanda su quali provvedimenti e impegni finanziari intende prendere l’Autorità palestinese per risolvere la crisi, il sindaco ha risposto ponendo l’accento sull’embargo come causa principale della situazione, «sembra che l’embargo e l’assedio imposto al governo palestinese, benché ora sia un governo d’unità, ha contribuito in gran parte a questa crisi. Nessun penny è stato trasferito a noi». Gli operai intanto, lamentano situazioni ben più reali, come Khamis Miftah, operaio comunale di 53 anni, padre di sette bambini, che ricorda al sindaco i motivi della protesta, «nè io nè i miei compagni di lavoro stiamo scioperando per piacere; potete immaginare, non siamo pagati da sei mesi. Siamo diventati incapaci di pagarci persino l’autobus per andare a lavoro. Ho due mogli e sette bambini di cui preoccuparmi; ora non riesco ad assicurargli nemmeno le spese di base per la casa. Desideriamo semplicemente vivere, questa è la nostra richiesta, ecco perché sto scioperando oggi».

Lunedì il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha intrapreso un giro internazionale in dieci capitali allo scopo di raccogliere il sostegno del suo governo d’unità, che mira a rispettare gli accordi firmati con Israele e a porre fine all’embargo attraverso contatti diretti con i membri del gabinetto, indipendentemente dalla loro affiliazione politica. Il giorno dopo, il presidente della Francia Jacques Chirac, da cui Abbas si è fermato, ha espresso la preoccupazione sulla situazione palestinese dichiarando che l’embargo dovrebbe essere tolto. Intanto il quartetto formato da Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Russia, appena dopo l’insediamento del governo di Hamas-Fatah, ha confermato l’embargo fino a che esso non riconosca Israele e rinunci alla violenza. L’embargo economico imposto dal quartetto nel mese di marzo del 2006, ha influenzato l’economia dei territori palestinesi, portando, secondo le ultime stime, a un tasso di povertà del 80% e a un tasso di disoccupazione di circa il 70%. La popolazione resta nella morsa degli orientamenti politici.

by Rami Almeghari, Live from Palestine

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