Live_from_Palestine

Addio alle armi a Gaza

32.jpgGiovedì 30 novembre 2006.

Il titolo di questo articolo non è legato al romanzo di Ernest Hemingway “Addio alle Armi”, quanto piuttosto al conflitto israelo-palestinese, specialmente a quella parte del conflitto che si gioca fuori la Striscia di Gaza, in una zona rimasta per parecchie decadi tra i posti più instabili di questa terra. Nell’ultimo decennio le parti in conflitto hanno ripetutamente detto “addio alle armi” sui morti causati dal loro conflitto, con la speranza che un tale annuncio li avrebbe salvati dal massacro. I cinque mesi scorsi hanno visto i combattimenti più cruenti a Gaza, combattimenti che finora hanno preteso le vite di 479 Palestinesi (l’80% dei quali non coinvolti nel combattimento) e provocato lesioni ad altre 4200 persone, tutte a causa di armi dell’esercito israeliano. Nello stesso periodo di tempo i combattenti della resistenza palestinese hanno ucciso tre israeliani – due soldati e un civile –.
Al culmine di quest’orribile periodo entrambe le parti hanno acconsentito la domenica un cessate il fuoco, con la speranza che una tale azione avrebbe condotto a una maggior calma e all’uso di mezzi pacifici. Gli Stati Uniti, patrono del processo di pace israelo-palestinese, hanno espresso la speranza che questo movimento rappresenti un serio rinnovamento nei colloqui di pace interrotti.

Migliaia di palestinesi del personale di sicurezza sono stati schierati lungo il confine tra la Striscia di Gaza e Israele, per far rispettare il cessate il fuoco, mentre le forze israeliane si sono ritirate dalle zone popolate da palestinesi, dopo che le fazioni di resistenza palestinese hanno acconsentito all’unanimità a fermare gli attacchi di razzi alle vicine città israeliane. Il tenente colonnello Abdelnasser Mesleh, capo delle forze palestinesi incaricate lungo il confine, dice che «useremo tutta la potenza a nostra disposizione per impedire l’uso dei razzi sulle zone israeliane, anche con la forza, ed effettueremo in primo luogo il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Poi nella West Bank».
Intanto le fazioni palestinesi di resistenza vedono i continui attacchi israeliani nella West Bank come violazione dell’accordo sulla fine delle ostilità, come lunedì, quando due palestinesi, tra cui un’anziana donna e un combattente della resistenza, sono stati colpiti e uccisi dall’esercito israeliano nella città di Qabatia. Abu Mojahed, rappresentante delle brigate di Salah Eldin dei comitati popolari palestinesi di resistenza, considera le uccisioni israeliane nella West Bank come una violazione della dichiarazione di tregua e dice che «non c’è modo di far rispettare un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza se il sangue palestinese ancora scorre nei Territori occupati. Appena questa mattina, l’occupazione israeliana ha ucciso a Qabatia il capo delle brigate Salah Eldin e un’anziana donna. Se le forze israeliane d’occupazione non s’impegneranno nel cessate il fuoco e arresteranno l’aggressione sulla nostra gente nella West Bank, Israele sarà nuovamente sotto l’attacco dei razzi».
Nella Striscia di Gaza, i residenti palestinesi che sono stati sottoposti alle mortali armi israeliane dalla fine di giugno 2006, in qualche modo sembrano ottimisti per quanto riguarda il cessate il fuoco. Mohamad Alrefa’y, dal centro della Striscia di Gaza, parte della città che è stata recentemente invasa dall’esercito israeliano, considera questo cessate il fuoco come una probabilità per la pace, «considero questo cessate il fuoco una tregua provvisoria che potrebbe condurre alla cessazione degli attacchi israeliani, lasciando spazio alla pace nella regione. Spero che gli israeliani concretizzino la volontà genuina dei palestinesi verso la pace».
“Addio alle Armi”, titolo d’un libro di Hemingway, è ancora vivido nelle menti dei lettori. Ma qui la domanda è: vogliono palestinesi e israeliani l’addio alle armi che in questo momento è impresso nelle loro menti come l’inizio d’un nuovo capitolo dei rapporti israelo-palestinesi, alla fine di queste decadi di guerra e odio fra le due genti?
La Striscia di Gaza, la West Bank e Gerusalemme orientale sono state occupate da Israele a partire dal 1967, poiché la gente palestinese sta combattendo per il ritorno alla propria terra, usando tutti i mezzi possibili a disposizione, ultimo dei quali, i razzi auto-prodotti.

by Rami Almeghari, Live from Palestine

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