Routines

Guerre dell’immaginario collettivo. Storia di folla e lacune pubbliche

31.jpgAutobus, pomeriggio, è pieno zeppo di gente.
Non c’è un finestrino aperto, così sigillato trasuda sudore che si congela pian piano nell’aria. Entrano due tizi, all’inizio sembrano i soliti tossici, si reggono a stento alle barre del bus e dondolano come altalene, si sono evidentemente appena fatti…
La folla guarda indispettita quel loro sudore biancastro, gli fa un po’ di spazio attorno, giusto per evitare la paura moderna del furto. Rimangono così nel loro cantuccio, vicini, fottendosene di tutto il resto. Ma non è finita, uno dei due a un certo punto prende l’altro, sembra una scena di via col vento, lo abbraccia in modo morbido, lo avviluppa, lo bacia profondamente, gli caccia la lingua in bocca, se lo sfrega addosso. La folla scompare. Sembra che attorno abbiano un vuoto enorme. Tutti si sono allontanati da quei due in modo disumano. Una vecchia, atterrita, grida allo scandalo, parola piena, storicamente sempre intrisa d’odio sociale.
Dice di aver visto l’anticristo, si, purtroppo tossico più frocio in quella sua testa che crede da santa fa diavoleria. Alcuni fanno finta di distrarsi ma osservano, curiosi come topi a un palmo dal formaggio. Altri, con gli occhi, li cercano, e pieni di sé blaterano parole che non si sentono, quelle fatte d’invidia. I due continuano. Quel vuoto sembra gli abbia dato una carica incredibile, la consapevolezza di essere soli è con loro, come nel resto delle loro giornate assieme suppongo. La vecchia si fa amici, e blaterano, poi altri amici, e blaterano, poi altri amici, e blaterano ancora. Tutti in quel bus sono amici, la gente per bene è amica, quei due rappresentano una lacuna pubblica, una screpolatura della coscienza collettiva, qualcosa vicina all’offesa, non dovrebbero occupare lo spazio degli altri.
I due continuano, baciandosi si spostano verso l’uscita e con il loro movimento si sposta anche l’aria attorno, la folla sembra attaccarsi a quell’aria e seguirla per evitare il contatto, fanno schifo, evidentemente.
Sono atroci, sicuramente.
Sono squallidi, visibilmente.
Sono un risultato, certamente.
Sono innamorati, semplicemente.
Si va a cento all’ora, eppure a volte si crea nella testa della gente un lieve squarcio che la blocca in pensieri ossessivi. Ti ficchi un arto bio-meccanico addosso in Giappone e puoi alzare pesi che prima ti sognavi, ti metti gambe nuove in America e corri come una gazzella. Ma qui no. È quello che ti sta attorno che va veloce e tu ne vieni completamente risucchiato, vai semplicemente perché l’ambiente ti trascina. Così anche se sei a piedi puoi sfiorare velocità incredibili del pensiero, arrivando persino a rinnegare l’essere umano. A volte questa strana magia nera s’interrompe, strappata alla vita si contorce in se stessa. In questi casi può capitare di rivivere fatti immagazzinati nella coscienza, lasciati al caso, deposti ai limiti della memoria. Così a cento all’ora si può persino tornare indietro nel tempo…

Lunedì 6 dicembre 2004:
In Arabia Saudita è in corso una sparatoria, pare un western, tra i soliti americani e i soliti fondamentalisti, in Italia invece, da Termini Imolese a Trapani, i lavoratori s’arrampicano sulle torri, sui campanili, minacciano di buttarsi giù, chiedono uno stipendio, ma ecco che in Russia, al parlamento, s’attacca l’Europa e gli Usa, nelle Filippine poi, tifoni, uragani, si prevedono migliaia di migliaia di migliaia…tra vittime e dispersi, e quando si torna in Italia, si scopre che il cielo sarà coperto, con precipitazioni sparse, che sono le 12.04 e che questo è tutto, o quasi, perché fuori orario una tradizione si fa parola parlata e le Mamme, in Corea, mettono da parte il cordone ombelicale dei propri figli, lo tengono in un album, come fotografie, e in Cina invece, per cinquanta euro, potremmo conservarlo placcato d’oro, noi occidentali, fatto ad arte per noi, come tutto il resto, del resto.

in “Il Bologna”, 12 febbraio 2007

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...