Live_from_Palestine

Gaza: caos vs democrazia e democrazia vs caos

Martedì 10 maggio 2007

15.jpg«Forse qualche giovane ha provato a imitare quel che sta accadendo in altre parti del mondo; ma non abbiamo informazioni dettagliate sull’esistenza di questi gruppi» ha dichiarato il portavoce palestinese del Ministero dell’interno Khaled Abu Helal, rispondendo al recente attacco in una scuola delle Nazioni Unite nei pressi di Rafah. All’inizio della settimana, un gruppo di militanti ha aperto il fuoco ai festeggiamenti d’una scuola elementare delle Nazioni Unite nella città di Rafah a sud della Striscia di Gaza, un fatto “indecente”. Domenica pomeriggio, la scuola elementare Omariya di Tal al-Sultan, nei pressi di Rafah, è stata coinvolta in una sparatoria mentre si celebrava la fine dell’anno scolastico. Un occasione che avrebbe dovuto mettere il sorriso sui volti di bambini stanchi dopo le fatiche dell’anno appena terminato. Ma non è stato il solo istituto d’istruzione a essere recentemente attaccato da uomini armati e mascherati, un nuovo fenomeno a Gaza. Due settimane fa, a nord di Gaza, è stata colpita un altra scuola. Un palestinese è stato assassinato e altri sei feriti, mentre dozzine di bambini sono rimasti inorriditi trasformando i loro sorrisi in pianti e paura negli occhi e nel cuore d’una popolazione già duramente traumatizzata. La ragione: «aver infranto le regole dell’Islam». Sa’d Abdelqader, il preside, è stato colpito a una coscia mentre aspettava pacificamente. «Stavo camminando lungo il muro della scuola» racconta, «d’improvviso ho sentito il rumore di spari e bombe. Ho visto il fumo di un bomba attorno a me, poi ho visto che la mia coscia era stata ferita». Qual è la causa di tale indecenza? Sa’d dice che «durante il festival dello sport, al quale fui invitato, non c’è stata nessuna azione indecorosa ne infrazioni alle regole dell’Islam o alla tradizione della società. C’erano alcuni ragazzi che eseguivano esercizi, mentre le ragazze aspettavano lungo il lato il loro turno».

Il Muslim Salem Salama, membro del governo del partito islamico di Hamas e anche importante predicatore di Gaza, è preoccupato per l’aumento della violenza in nome dell’Islam. «L’Islam è contro qualsiasi attacco che abbia come bersaglio un mussulmano, quindi, noi rifiutiamo qualsiasi connessione dell’Islam con questi attacchi contro i mussulmani. Quelli che compiono tali azioni non rappresentano l’Islam. Essi devono pagare per le loro responsabilità, come qualsiasi criminale quando commette un crimine». Anche i residenti di Gaza denunciano questi comportamenti. «Ciò che è accaduto è grave, ed è grave sparare in una scuola con bambini che non hanno commesso alcun crimine», dice Iyad Alalonga. Il portavoce del Ministero dell’interno, Abu Helal, ha dichiarato che la paralisi economica e politica imposta sulla gente palestinese ha generato “estremismo” nei territori palestinesi. Egli ha affermato che «il proseguimento dell’embargo economico internazionale così come l’infelice condizione della vita della gente palestinese, hanno assieme fomentato l’estremismo». Non si riesce più a distinguere se veramente le ragioni di questi attacchi siano guidate da motivi economici, politici o religiosi. Nei mesi passati Gaza è stata scossa da una gran quantita di violenza interna evolutasi in feudi familiari, fazioni in lotta, bombardamenti in internet café, negozi di musica, di libri e di recente nelle scuole. Violenza fondata sulle supposte rivendicazioni religiose delle “Spade dell’Islam”, un nuovo gruppo islamico che negli ultimi mesi ha rivendicato la responsabilità degli attentati in una decina di internet café e negozi di musica a Gaza, per far breccia nei valori islamici e nella crescente corruzione della società. Dopo l’attacco alla scuola, Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite – parzialmente responsabile dell’imposizione delle sanzioni economiche sui palestinesi – ha chiesto all’Autorità palestinese di rafforzare la legge e l’ordine. L’ embargo economico ha portato il livello di povertà all’85%, la disoccupazione al 70%. Se il governo islamico di Hamas accetta le richieste del quartetto, riconoscimento di Israele, rinuncia alla violenza e accettazione dei confini stabiliti in passato, ci sarà la garanzia che il caos e l’illegalità nei territori palestinesi sia normalizzata con la democrazia e il rispetto dei diritti umani?

By Rami Almeghari, Live from Palestine

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