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Lucania da bere

lucaniadabereInizio agosto. Un contadino della Val d’Agri accompagna l’ImPAZiente a vedere uno dei tanti risultati della nuova industria petrolifera lucana, dietro la quale operano multinazionali come Eni, Total, Shell, Fina, Mobil, Esso, Edison Gas, ecc… Un pozzo da generazioni utilizzato per l’approvvigionamento d’acqua. “Guarda là sotto, non c’è più niente!”. bacini

La regione Basilicata, dal 1998 (accordi attuativi Eni-Regione), dispone di ingenti somme di denaro per interventi di compensazione ambientale (5,5 milioni di euro all’anno per 10 anni) e la costituzione d’un sistema di monitoraggio per prevenire gli effetti collaterali degli scavi (5 milioni di euro), risorsa idrica compresa. Le associazioni e il Wwf Basilicata denunciano da tempo l’azione sostenuta da Comuni, consorzi ed enti vari che inventano “opere inutili e devastanti pur di attirare flussi finanziari provenienti dallo Stato e dalla Regione”, l’aggressione dei corsi d’acqua con i più inaccettabili inquinamenti, by-pass, regimazioni, iniezioni di cemento, la depurazione delle acque fognarie dei Comuni “affidata a impianti costosi ma quasi sempre fuori esercizio o addirittura assente”. Non c’è da meravigliarsi se l’indagine del Corpo forestale dello Stato e Legambiente del 2007 (Fiumi e legalità) ha definito “in testa” la situazione lucana. Il 67 percento dei suoi corsi d’acqua è inquinato. E le acque di falda? Quando l’ImPAZiente lo ha chiesto al segretario provinciale di Rifondazione comunista per la provincia di Matera, Gianni Palumbo (per 10 anni con gli organismi scientifici della Lipu in Basilicata), ha rimandato a “Lo stato dell’ambiente in Basilicata”, edito dalla stessa Regione. Il testo, “benché di parte”, ha sottolineato, “rappresenta un buon rapporto”. A occuparsi del controllo c’è stato anche il progetto Prismas con 43 stazioni su 96 che hanno monitorato 400 km2. Falde, acque superficiali e marino costiere. Conclusione: “lo stato di qualità delle acque di falda, sulla base dei risultati chimici e batteriologici, può essere definito scadente”.
Gianni Palumbo sia l’ultimo report dell’Agenzia nazionale protezione ambiente (Anpa), sia quello dell’Osservatorio nazionale sui rifiuti (Onr) hanno prodotto dati allarmanti circa la quantità di rifiuti inerti, speciali pericolosi e non (11,6 milioni di tonnellate con un giro d’affari illegale di 5,2 miliardi di euro) con destinazione ignota in Italia; qual è la relazione discariche/ambiente e qualità delle acque?
Da molti anni in Basilicata si deroga a una legge regionale del 1995 che stabilisce che i rifiuti extraregionali non possono essere smaltiti sul territorio lucano. Così negli ultimi 10 anni, un numero variabile dai 60 ai 90 tir al giorno hanno raggiunto la zona di Tecnoparco in Val Basento per smaltire rifiuti industriali provenienti da tutta Italia. Lo smaltimento è tale da avere impatti sulla qualità dell’aria (da quantificare) e impatti sulla qualità delle acque a valle della zona industriale. Impatto quest’ultimo, quantificato e tanto da far meritare al Basento il 3° posto tra i fiumi più inquinati d’Italia, falde acquifere connesse.
Ma la classifica sugli eco-reati riguardo il “ciclo dei rifiuti” redatta da Legambiente su dati delle forze dell’ordine vede la Basilicata in una posizione media, decima sulle venti regioni italiane. La Sicilia è prima, la Campania seconda, la Puglia terza, la Calabria sesta. Emerge una regione che rappresenta una specie di “paradiso ecologico” rispetto alle altre.
Legambiente in Basilicata è sempre sembrata il braccio ambientalista della Regione. Tant’è vero che la sede dell’Osservatorio sulla legalità è presso gli uffici stessi della Regione. Spesso tutte le altre associazioni si sono trovate in contrasto con Legambiente. In ogni caso ritengo che i dati di Legambiente, che svolge un lavoro utile e prezioso, possano essere sottostimati e comunque non risultano esaustivi.
Dottor Palumbo secondo la Regione Basilicata l’antropizzazione del territorio della Val d’Agri e dell’Alto Sauro, ricco di sorgenti idropotabili, non ha inciso sul territorio. Cosa ne pensa?
È falso. L’antropizzazione ha inciso sul territorio in maniera considerevole se solo si pensa alle estinzioni animali e vegetali in epoca recente. Vi è un errore nella affermazione della Regione che parte dalla subcosciente (fino a che punto?) consapevolezza che proprio in Val d’Agri si è agito in profondità, pregiudicando gli equilibri delle falde attraverso le estrazioni petrolifere.
Quali indicazioni fornisce la scomparsa di specie vegetali o animali rispetto al territorio in cui avviene e in relazione alla qualità delle acque idropotabili incanalate negli invasi?
Esistono specie animali, “specie bandiera”, legate a particolari condizioni dell’habitat caratteristico in cui vivono. Tra queste può essere annoverata la lontra, un mammifero che risente particolarmente del peggioramento dello stato delle acque. Ciò vale anche per diverse specie di uccelli.
Lo stesso territorio è da più di dieci anni sottoposto al massacro delle estrazioni petrolifere, quale il risultato sulla potabilità delle acque?
isolafeliceSarebbe utile porre questa domanda ai contadini che in Val d’Agri hanno letteralmente visto scomparire, in taluni casi, l’acqua dai pozzi attraverso i quali si approvvigionavano della risorsa. La contraddizione Oil (petrolio)-Non Oil (acqua) rischia di diventare un elemento di conflitto sempre più evidente in una piccola e ricca regione qual è la Basilicata i cui amministratori si fanno dettare l’agenda politica dalle multinazionali del petrolio, del turismo e ultimamente dalla Coca cola, diventati ormai i veri soggetti programmatori. Occorrerebbe un azzeramento di questa classe dirigente e bisognerebbe tornare a fare della programmazione una necessità della politica che risponda all’esigenza dei cittadini i quali, a loro volta, dovrebbero essere sempre più chiamati a una partecipazione democratica, ruolo dal quale oggi risultano sempre più esautorati nonostante l’enfatica rappresentazione di una Basilicata “isola felice”, proiezione di una immagine didascalica e bucolica, oggi tra l’altro sgretolata dalle numerose inchieste della magistratura.

in L’imPAZiente, Occupato a morire, ottobre 2007;

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