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Morire in tempo reale

Ospedale di Pancevo

Ospedale di Pancevo

Viaggio nella «città dove si uccide legalmente»

L’occhio di Antonio Martino, giovane filmaker italiano, Premio produzione Ilaria Alpi per Gara du Nord­_Copii pe strada, una finestra sulla realtà dei bambini rumeni di strada, con Pancevo­_mrtav grad, ultimo lavoro della Trilogia dell’Est sul rapporto uomo-ambiente, ci porta in Serbia, nel polo petrol-chimico più inquinante d’Europa, tra le conseguenze della catastrofe ecologica scaturita dai bombardamenti Nato, fortemente voluti e autorizzati nel 1999 dall’oggi neo premio nobel, e “famoso ambientalista”, Al Gore, allora vicepresidente dell’amministrazione Clinton, governo che ha sempre rifiutato qualsiasi tipo di aiuto per bonificare le zone contaminate.

Pancevo

Pancevo

Pancevo è una città a 13 Km da Belgrado, in Serbia. Più di cinquant’anni fa venne costruito, a detta degli amministratori, e per i cittadini, il futuro. A pochi metri dalle abitazioni sorse così il complesso industriale più grande della Ex-Yugoslavia, composto da una raffineria, un petrolchimico e una fabbrica di fertilizzanti. A Pancevo invece, con tecnologie vecchie, si lavora il petrolio siriano, il più scadente del mondo, nessun altro paese europeo lo vuole perché ha un’alta concentrazione di zolfo. La città è attraversata quotidianamente da 200/300 autocisterne. Caricano carburante dalla raffineria e altre sostanze pericolose, sostanze trasportate attraverso la ferrovia che passa in mezzo alla città e il fiume e che costituiscono un serio pericolo per i cittadini. Il complesso industriale da sempre è garanzia di reddito ed enorme fonte di inquinamento. Gli abitanti ricordano i giorni in cui svegliati nella notte hanno dovuto evacuare la città a causa di qualche allarme sconosciuto, e ricordano anche giorni in cui invece non venivano neanche avvertiti. Se c’erano fughe di sostanze tossiche o avarie alle fabbriche nessuno lo sapeva. Nel novembre del 2006 alcuni comuni italiani offrono alla città un sistema di monitoraggio che misura in tempo reale i livelli di inquinamento nell’aria. Se si superano, una sirena suona, e la popolazione è consapevole che in quel momento esiste un serio pericolo di radiazione biologico-chimica. La prima sirena suonò a Pancevo la notte del 14 novembre 2006. Le sostanze tossiche, fuoriuscite dal petrolchimico fecero registrare un livello altissimo d’inquinamento aereo, pari a 160 microgrammi per metro cubo. Molti cittadini in panico si diressero davanti al municipio. Lì, il direttore del petrolchimico, in riunione col sindaco, dichiarò che la causa del forte inquinamento era dovuta alle emissioni delle auto. Dopo quella notte la sirena suonò molte volte. Alcuni cittadini ricordano persino i giorni peggiori. Hanno imparato a segnarli sul calendario. L’8 febbraio, nell’aria c’erano 160 microgrammi per metro cubo di benzene. I bambini giocavano regolarmente con genitori nelle piccole aree gioco della città o passeggiavano mano nella mano coi nonni. Gli adulti lavoravano, qualche passante guardava l’orologio, forse contando i minuti, le ore, passate dal suono della sirena, ma tutto era regolare, una normale giornata a Pancevo. Alla sede del Pancevac, il giornale locale, ricordano come oltre a fare informazione abbiano sempre avuto uno spazio dedicato agli annunci funebri, pagine che giorno per giorno aumentano, e sempre più giovani ne sono protagonisti. «Tutti pensano che la zona industriale ha nutrito la città, in realtà ha costruito e nutrito Belgrado e Novi Sad e ormai la percezione di massa è che le persone si confortano dicendo “sai quante persone lavorano nella fabbrica?”». Marina Andrie e Biljana Bulatovie Pajie, giornaliste del Pancevac, raccontano la rassegnazione degli operai e delle loro famiglie, e la consapevolezza che a Pancevo c’è il più alto numero di morti per cancro proprio tra chi lavora nella raffineria e nel petrolchimico. Alberto Tarozzi, docente di sociologia dell’Univerità del Molise, chiarisce la dinamica che si stabilisce tra città e questo tipo di complessi industriali.

Cancro di Pancevo

Cancro di Pancevo

«Fra la possibilità di morire di cancro tra dieci o vent’anni e quella di morire di fame subito la gente sceglie la prima, accettandone le terribili condizioni, e questo spiega perché i petrolchimici lavorano a pieno ritmo». Mentre le fabbriche fanno affari arricchendosi coi carburanti raffinati solo lo 0,05 per cento dei guadagni rimane agli operai, che guadagnano circa 220 euro al mese. Ma la situazione è peggiorata notevolmente dopo i bombardamenti subiti dalla Nato durante la guerra dell’Ex-Yugoslavia che hanno praticamente distrutto il complesso industriale. La Nato, con la complicità dell’Europa ha fatto una vera e propria guerra chimica a Pancevo, riversando nell’ambiente sostanze altamente tossiche e cancerogene che resteranno centinaia d’anni nell’ecosistema della zona. Quando il 4 aprile del 1999 colpì con la sua azione militare le raffinerie di Pancevo, il petrolio bruciò per quindici giorni, i livelli di benzene nell’aria furono migliaia di volte superiori alla norma. Il 15 aprile, alle 10.30, un missile centrò la tanica della fabbrica di fertilizzanti che conteneva 150 tonnellate di un sottoprodotto del petrolio. La stessa notte un secondo attacco alle istallazioni che producevano ammoniaca. Ne fuoriuscirono centinaia di tonnellate.

nonnaE poi le istallazioni del vincloro monomero, sostanza pericolosa per materie plastiche, le istallazioni petrolchimiche. La raffineria e la fabbrica di fertilizzanti vennero interamente distrutte. Il 18 aprile la Nato prese di mira la sola tanica ancora semipiena di cloruro vinile, 450 tonnellate di questo gas cancerogeno bruciarono e una nuvola di 20 km, tossica e molto irritante, alimentata dai fumi di tre complessi chimici, si stese sulla città. La concentrazione di cloro vinile da sola superò di 10.600 volte il tasso tollerato dalle norme internazionali, 40.000 persone vennero evacuate, gli attacchi alla loro salute sono tuttora impossibili da valutare. La Nato rifiutò qualunque commento e nei giorni successivi bombardò ancora una volta la raffineria. Si formò una gigantesca nuvola di fuliggine nera. Per il timore di perdere il lavoro in una Serbia devastata dalla guerra e dalla povertà gli operai ripararono da soli, dopo la guerra, le fabbriche. «Le tecnologie delle fabbriche, già vecchie», ricordano le giornaliste del Pancevac, «sono state così seriamente danneggiate dai bombardamenti che inquinano di più rispetto a prima. Oggi sono in uso alcune cisterne d’ammoniaca bucate durante i bombardamenti e riparate dagli stessi operai, cose che non si fanno in nessuna parte del mondo. Hanno addirittura cercato di portare a Pancevo tecnologie vietate in Europa perché altamente inquinanti, hanno pensato che a Pancevo la gente è già avvelenata, è già stata sacrificata, e nessuno ci farà caso». Non si sa quante persone si siano ammalate a Pancevo di cancro a causa dell’inquinamento, non esiste uno studio che dimostra cosa può succedere se si respira quotidianamente questo mix di veleni. Le giornaliste continuano, «quando la gente si ammala viene trasferita all’ospedale di Belgrado e ai pazienti viene fatta sempre la stessa diagnosi definita con il termine “cancro di Pancevo”».

Neonata in ospedale

Neonata in ospedale

È così i bambini affollano gli ospedali, affetti da gravi problemi respiratori. Gli articoli sul Pancevac continuano a denunciare i casi di ricoveri per inalazioni, documentando giornate in cui in ospedale arriva un bambino ogni 15 minuti, tutti con problemi di respirazione, asma, bronchite e così via. Giordana Ilkic, direttrice dell’ospedale di Pancevo, dice che da quando sono aumentati i problemi di inquinamento è aumentato il numero di bambini che si fanno visitare, molti dei quali con seri problemi al sistema respiratorio, «non riescono a inspirare aria e tossiscono continuamente». In questa normalità molti bambini, quelli più vicini alla zona industriale, versano in uno stato molto avanzato della loro malattia. Il governo locale e quello serbo non mostrano alcuna intenzione di cambiare le cose e per queste patologie vengono ricoverati bambini di appena 20 giorni. Per gli abitanti la città è cosi inquinata che hanno l’impressione che la gente si sia come addormentata. Qualcuno inizia a convincersi che li stiano uccidendo sistematicamente, come in un olocausto. Altri, testimoniano affranti una normalità assurda, «vivo da tutta la vita a Pancevo e noi siamo abbastanza abituati… si-si… devo dire che siamo abituati, quando andiamo fuori dalla città non possiamo neanche respirare perché l’ossigeno ci disturba tanto, è una cosa incredibile, incredibile». Tutto questo è Pancevo­_mrtav grad.

L’autore: www.antoniomartino.net

in L’impaziente, Pianeta IGV, n. 19, maggio 2008


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