Lucania_report/Reportage

Viaggio tra le piene

 

il torrente Vella
il torrente Vella

Fra le zone allagate del materano: danni alle colture, vigili del fuoco in affanno 

Di recente le Nazioni unite si sono espresse sui cambiamenti climatici, invitando gli stati a migliorarsi dal punto di vista amministrativo. L’Onu mira ad azioni finalizzate ad adeguare le politiche locali a tutti i livelli di sviluppo, al fine di ridurre gli effetti negativi d’una economia di sfruttamento considerata obsoleta. È tempo ormai che le amministrazioni dei territori non contribuiscano più al declino dell’ecosistema. Una rivoluzione culturale che può partire dal piccolo. L’Italia, a parte pochi comuni virtuosi, in questi giorni, con la sua politica ambientale di centro-destra, discute accordi in controtendenza in sede internazionale. Ma il nostro, ricorda spesso Marco Travaglio, è purtroppo un paese di paradossi.

 

 

 

 

esondazione e discariche

esondazione e discariche

Così, nel locale, in un piccolo comune del sud, si può ascoltare un assessore di centro-sinistra affermare in un consiglio che se in Francia ci sono centrali nucleari sarebbe opportuno farne anche in Italia. Se abbiamo risentito degli effetti di Chernobyl, a migliaia di chilometri di distanza, figuriamoci se ciò accadesse a due passi da noi. Una logica da faida, tu ammazzi me io ammazzo te. Vecchia, superabile se non si pensa a se stessi ma a chi verrà dopo, a cosa gli si lascia. Magari aiutando gli altri a capirlo. Certamente non importando scorie o lasciando immaginare che i contributi compensativi per il mancato uso alternativo del territorio, dietro cui si celano i lauti guadagni di società transazionali, siano sinonimo di benessere. Per condividere progetti, non bastano i calcoli percentuali sul profitto, di chi poi? Piuttosto previsioni sulla salute e sull’ambiente nel lungo termine. Una zona vasta attorno a Chernobyl, tra l’altro, subisce ancora enormi problemi. Basta il report di Antoinette De Joing, Nuclear Nightmares: Twenty Years  Since Chernobyl, per capirne il lascito. Secondo l’Onu comunque, le amministrazioni locali, con le loro politiche, devono e possono agire a partire da pastorizia e agricoltura. Hanno un ruolo chiave in questo senso per quanto riguarda l’uso efficiente dell’acqua, bene sempre più degradato e scarso.

il Basento nella zona industrialedi Pisticci

il Basento nella zona industrialedi Pisticci

Il semplice miglioramento sui suoi corsi per esempio, eviterebbe fenomeni come l’eccessiva affluenza che genera le inondazioni che abbiamo visto in questi giorni. Così, tanto per rimanere nel locale, mentre a Ferrandina si deliberano finanziamenti all’agricoltura, con qualche assessore d’opposizione stizzito che parla d’elemosina secolare, e qualcun altro che s’offende, in una sorta di dialogica del miserevole, chi lavora in campo agricolo-pastorale resta coi suoi problemi di sempre, sovvenzioni a parte. Ma l’Italia, abbiamo detto, è paese di paradossi. img_1804Chi si irrita per l’elemosina può anche essere lo stesso attore che ha sprecato soldi per produrre una viabilità inesistente per le aziende agricole. Con tanto di sentenza della Corte dei conti che ricorda «un grave senso di disaffezione e di superficiale negligenza in momenti di snodo fondamentali nella gestione delle risorse pubbliche e nella cura delle scelte amministrative». Il Quotidiano in giorni di piogge bomba ha voluto fare un giro tra le masserie, seguendo il torrente Vella fino al suo sbocco sul Basento. Mentre pioggia e vento forte tagliano paesi abbattendo alberi, vista da Ferrandina o da Pisticci la Valbasento è un pantano. Il fiume ha tracimato lambendo industrie e case. Sul versante opposto, quello del Vella, nonostante si tratti d’un piccolo affluente, le cose vanno anche peggio. «Do non s’ capisc nud. È sempre così», sono le prime parole che il signor Rivelli, di una delle tante aziende agricole lungo il torrente, dice dopo essere sceso dal suo trattore. Ha attraversato con le ruote mezze sommerse dall’acqua uno dei ponti. Ha chiamato la centrale dei carabinieri alle dieci e trenta del mattino. Dovevano arrivare quelli della stazione di Ferrandina. «Non sono venuti – continua arrabbiato – e le vacche sono tutte sparpagliate. Devono venire a rendersi conto della situazione. Animali e persone non riescono ad attraversare il ponte, se li porta la corrente. Hai visto come ho rischiato di finire nel fiume col trattore. Si devono rendere conto che qua la situazione è grave. È dalle dieci e trenta che abbiamo chiamato. Ci hanno detto che avevano problemi a Pisticci scalo, ma qua? Qua ponti non esistono più. Strade non esistono più. Poco in là abita il signor Miadonna, è malato, ha subito un trapianto. Il ponte per salire da lui praticamente è stato cancellato dall’acqua e stamane doveva andare a fare un controllo. Più in là ancora – indica un rialzo collinoso – abita una vecchietta di 93 anni. È bloccata. Possiamo solo sperare. Se gli succede qualcosa? Nessuno è venuto, qua non si capisce niente e non ti pensa nessuno. I carabinieri non ti pensano, il comune manco a dirlo, sai quante volte gli è stato segnalato il problema? Allargare il canale, i ponti, fare la strada, non s’ n freg’n nud. I carabinieri devono venire perché se un domani succede qualcosa lo sanno, c’è un verbale scritto che rimane, ma vedi, vedi? Non gliene frega niente a nessuno. Dove stanno le amministrazioni? Dove stavano l’anno scorso, e l’anno prima?».

 

vella3Ci accompagna in un’altra azienda. Incontro il signor De Filippis, stessi problemi. Mi fa vedere dove è arrivata la piena. Lambisce l’azienda. I ponti tappati e l’alveo stretto racconta, fanno esondare l’acqua. Spera che la situazione si plachi, solo quello può fare. Sperare. Come sempre. Anche il ponte che porta su alla discarica del paese è sott’acqua. «Stamattina è passato un solo camion della spazzatura – riferisce il signor Rivelli – la prima cosa che ho pensato è “mo se ne va nel fiume” con tutta la monnezza». La discarica e uno dei problemi aggiunti in questa zona. «Je nu uaj sta dscarc. È una disgrazia – continua – questa qua e quell’altra d’amianto, poi c’è pure il depuratore che dicono funziona ma… comunque in quella d’amianto scaricano che non si capisce poi mettono le pedane e sopra quattro dita di terra. Non esiste nessun controllo, povr e nu. È come una presa in giro il terreno che ci mettono sopra».

una bella messa in sicurezza amianto sott'acqua tra il Basento e il Vella

una bella messa in sicurezza amianto sott'acqua tra il Basento e il Vella

Oggi la discarica, per chi lavora col la terra e il pascolo è un problema secondario. La rabbia è verso un’amministrazione a cui reiterate volte sono state chieste azioni per evitare le inondazioni e fare infrastrutture di comunicazione per portare benefici anche da un punto di vista economico. «L’anno scorso – conferma un altro proprietario – un’azienda ha perso un sacco di pecore per una piena. Danni che costano. È sempre così, ogni volta che piove un po’ più del dovuto. E sta succedendo negli anni. Piove meno ma quando piove, senza che si sia fatto niente per mettere a posto ponti e strade, è un macello. E sempre l’anno scorso nemmeno i carabinieri con le jeep sapevano come fare per venire qua in soccorso. Se venivate un’oretta fa avreste visto le vacche nuotare in acqua». La zona alluvionata è enorme. Tutto il percorso del torrente lungo la Ferrandina-Craco è un esondazione continua. I ponti non reggono, tappati da detriti d’ogni tipo, persino rifiuti. Proseguendo lungo di essi, fino all’ultimo, lo stato delle infrastrutture non cambia. Poco e niente e quello che c’è, per molti chilometri, non serve. L’alveo stretto, cunette inesistenti e ponti che vengono facilmente sommersi, cancellando qualsiasi forma di viabilità. Matteo Calciano, dell’azienda Mazzei, prossima al Basento non riesce a raggiungere la masseria. «Guarda là – punta il dito – mia moglie sta tornando a piedi con mio figlio, è l’unica strada questa, sono costretti a fare un giro di due chilometri in mezzo al fango per poter arrivare in un punto accessibile». Si scusa, e in macchina va a prendere la sua famiglia, preoccupato. Intanto arrivano i vigili del fuoco del distaccamento di Ferrandina. Raccontano la loro giornata, oltre 30 gli interventi effettuati. Lamentano l’organico carente, una squadra media di 5-6 elementi per una zona enorme. San Mauro, Tricarico, Grassano, Grottole, Ferrandina, Pomarico, Miglionico, Pisticci, Bernalda. È in situazioni d’emergenza tutto diventa difficile. Chiamano per far venire i vigili urbani di Ferrandina con il tecnico del comune a rendersi conto. Mettendo a posto si potrebbero evitare queste situazioni. È un problema serio, precisa al suo ritorno il signor Calciano. «Questa è una storia vecchia. Abbiamo un solo punto d’accesso è vedi come va a finire con una pioggia così? È un rischio. Ed è vergognoso, siamo nel 2008. Sono andati a ripulire un fosso qua sotto inutile e l’alveo del torrente sta così da anni. Il ponte l’ha dovuto rinforzare mio suocero rendiamoci conto». La moglie racconta che è dal 1969 che va avanti così. «Chiami, segnali ma alla fine non viene nessuno a controllare o a monitorare come vanno le cose». La zona è divisa tra tre comuni, Pisticci, Ferrandina e Pomarico. Il ponte sepolto dal Vella che porta all’azienda Mazzei ricade sotto Pomarico. In pochi metri dunque, tre amministrazioni s’incrociano, tre amministrazioni si demandano le responsabilità. «È questo il dato di fatto – conclude il signor Calciano – sono decenni che segnaliamo. Sarebbe ora di finirla di giocare con le responsabilità e agire. Io ho lasciato un lavoro per questa azienda, me ne stanno facendo pentire».     

 

 

in ilQuotidianodellaBasilicata, 14 dic 2008

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