Routines

Acqua spa

acqua_denaroDa un pò di tempo gira in rete e via e-mail un articolo di Rosaria Ruffini sulla questione privatizzazione acqua (bene comune ricordo)… Nel 2008 era uscito già un intervento di padre Alex Zanotelli… e me ne ero occupato su L’impaziente, nello stesso mese, assieme a Ilaria Florio, una collega salentina… in un contributo dal titolo “Acqua bene privato”, li posto… a voi le riflessioni…

H2O acqua in bocca: vi abbiamo venduto l’acqua
di Rosaria Ruffini
21 febbraio 2009

Mentre nel paese imperversano discussioni sull’ eutanasia, grembiulino a scuola, guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell’acqua pubblica. Il Parlamento ha votato l’articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica.

Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l’acqua minerale). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.

La privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri.

L’uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L’acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto. L’acqua è l’oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo. Acqua in bocca.

Sos Acqua
di Alex Zanotelli
26 Agosto 2008

Nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on. Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!)

Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.
Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici, con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’acqua, queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male. Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti! Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici Rosario Lembo e Riccardo Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni, in particolare , non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali“.
Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra costituzione!

Concretamente cosa significa tutto questo? Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati. Acqualatina, (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5per cento di azioni) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300per cento! Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina! Ora nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare.
E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli!

L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania.
L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili. Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M. Florio dell’università degli studi di Milano.
Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari.
A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un Comune di centomila abitanti della provincia di Napoli), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46 per cento delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma). Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento).
“Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto.
Mi chiedo amareggiato: Ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Ma cosa succede in questo nostro paese? Perché siamo così immobili? Perché ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori? Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua ?
Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua?

Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente, senza essere SPA.
“L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito” profitto – ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra. Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile”.
Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!)
E’ quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI: ”Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana. Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.”
Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua?

L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore – ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.”
Sull’acqua ci giochiamo tutto!
Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti.
Diamoci da fare perché vinca la vita!

Acqua bene privato

di Ilaria Florio e Andrea Spartaco

L’acidula acqua: dalla Traficante alla Coca Cola – il caso della Basilicata di Ilaria Florio

Gli abitanti di Rionero in Vulture, paesino in provincia di Potenza, la chiamano “l’acqua acidula”, quella che sgorga dalle preziose sorgenti naturali di cui il territorio del potentino è ricco. Marketing e industrie d’imbottigliamento le hanno invece dato decine di nomi e di forme. Per anni la gestione di questa preziosa risorsa lucana è stata affidata a imprenditori locali, sotto l’egida della Regione, fino alla legge regionale 21/05 che ha sostituito la 43/96, permettendo di trasferire la concessione di sfruttamento delle acque minerali da un privato all’altro, anche senza la preventiva autorizzazione della Regione. Così è avvenuta l’acquisizione agevolata del gruppo Traficante (e relativa concessione) da parte di Coca Cola Company e Coca Cola HBC. Da bene pubblico, tutelato dall’ente regionale, a bene personale, ridotto a oggetto di contrattazione privata e di calcoli di mercato. Due anni dopo i primi pentimenti. Come ha ammesso a “L’ Impaziente” il consigliere regionale Mollica, rappresentante dei Verdi della Basilicata e allora presidente della terza commissione: “questa legge di fine legislatura, fatta velocemente e con superficialità, va modificata- ha dichiarato- perché l’acqua è un bene pubblico”. Le vendite della Società “Fonti del Vulture” rappresentavano circa il 3 percento del mercato nazionale delle acque minerali in Italia, destinate per lo più alle regioni meridionali, le attuali prospettive di guadagno per la multinazionale sono invece enormi. Basti pensare che l’acqua imbottigliata, distribuita e pubblicizzata arriva a costare dalle 500 alle 1000 volte di più rispetto all’acqua alla fonte e a quella di rubinetto, che pochi pubblicizzano. La prima campagna pubblicitaria della Coca Cola, conclusa da poco, mostra sui nostri schermi televisivi bellezze del Vulture che promuovono la bontà dell’acqua Lilia. Mantiene “giovani sin da giovani”, recita lo spot, proponendo l’immagine ingannevole d’un territorio incontaminato, dove tutti sono giovani, spensierati nell’abbondanza d’acqua che, in realtà, i comuni del Vulture, quest’estate, non hanno conosciuto, tra rubinetti a secco e scorte presso le fontane del paese.

E pensare che la prima denuncia sulle acque minerali partì proprio da qui. Nel 1999 il chimico Pasquale Merlino denunciò una consistente quantità d’arsenico nelle acque del Vulture dovuta all’attraversamento delle rocce vulcaniche. L’Ue contestò il decreto del ‘92, che regolava l’uso di acque minerali, chiedendo spiegazioni al Governo italiano per l’alta soglia di sostanze tossiche per la salute tollerate nelle acque commercializzate, di gran lunga superiore a quella consentita agli acquedotti. Successivi decreti legge hanno ridotto il limite massimo consentito anche per le acque in bottiglia, fino al 2003, anno in cui i microinquinanti tossici sono tornati a essere tollerati, grazie al decreto dell’allora Ministro Sirchia e alla pressione delle aziende, inchiodate dalla inevitabile presenza di sostanze dannose, vista la diffusione planetaria dell’inquinamento.

Nel frattempo la procura di Bari ha condannato, nel 2004, i dirigenti della Traficante per l’inadeguatezza dell’acqua imbottigliata. Ma la Coca Cola Company, nuova proprietaria degli stabilimenti, si è subito preoccupata di diffondere comunicati stampa in cui dichiara la bontà delle acque imbottigliate, perché sottoposte ad analisi microbiologiche.

La multinazionale americana continua a investire indisturbata nelle sorgenti minerali; solo in Europa è presente in 12 paesi per un volume di vendita pari a 340 milioni di casse di acque in bottiglia nel 2006. Nonostante i continui allarmi sull’emergenza idrica e i movimenti di protesta della società civile, le politiche sul bene comune per eccellenza cambiano molto lentamente. I grandi colossi fiutato l’affare e investono nell’unico bene di cui mai smetteremo di avere necessità: per loro, la scarsità d’acqua è un’opportunità di incrementare i propri profitti. Qualche posto di lavoro in più e la notorietà per un piccolo paese, come accaduto in Basilicata, hanno superato le preoccupazioni di quei pochi difensori dell’acqua come bene pubblico, che hanno cercato invano di opporsi alla modifica della legge.

L’acqua non si tocca a Rio Fergia – Umbria

A volte accade che la voce della popolazione sia più forte di quella delle aziende private. Soprattutto quando l’acqua che si vuole privatizzare è la stessa che fino al giorno prima scorreva dai propri rubinetti. Lo hanno raccontato a “L’impaziente” Michel Drouin ed Elisabetta de Persio, referenti per l’Umbria del “Movimento per l’acqua”. Succede a Boschetto, in Umbria, dove il Comitato tutela Rio Fergia, sostenuto dai movimenti dell’acqua, si è opposto al prelievo d’acqua dal pozzo di Corcia, a seguito del rilascio della concessione edilizia da parte del comune di Gualdo Tadino. Il pozzo rifornisce, insieme alla sorgente del Rio Fergia, il bacino idrico che la popolazione del luogo utilizza da sempre per uso idropotabile (protocollo d’intesa tra i comuni di Nocera e Gualdo Tadino del 1993). “Nonostante lo stato di emergenza idrica dichiarato dalla Regione Umbria- spegano dal Comitato-, la multinazionale Rocchetta – Idrea, d’accordo con il comune di Gualdo Tadino e la Regione, vorrebbe avere in concessione ben 338 metri cubi d’acqua all’anno al costo di soli 14mila 500 euro per anno”. I ricavi per la multinazionale sarebbero altissimi, ma per la popolazione della zona, che vuole continuare a usufruire dell’acqua pubblica i danni sarebbero enormi. Così dal 26 Luglio al 9 Agosto, al tintinnare delle campane suonate dal parroco del paese tutta la comunità è accorsa sul luogo designato per scavare un altro pozzo. L’opposizione è stata immediata ed efficace: nonostante gli operai siano arrivati di notte e scortati dalle forze dell’ordine, i cittadini sono riusciti a difendere, per il momento, il proprio diritto a bere l’acqua. Bene comune.

per il mio intervento rimando al link interno Lucania da bere


il link alla legge che cambia le regole…

e quello alla legge di iniziativa popolare sull’acqua

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