Lucania_report

Ambiente spa: grandi e piccoli traffici lucani

CorridoreCome viene gestita l’immondizia dei lucani? Quali gli intrecci dell’ecobusiness? Storie di rifiuti e scatole cinesi…

Per tenersi in forma a Ferrandina, piccolo comune della provincia materana,  Mimmo, cittadino come tanti, va a correre tre volte alla settimana. Da casa va verso lo stadio. Mimmo vorrebbe pure preservare la sua salute ma quando passa davanti ai bidoni di raccolta differenziata è sempre la stessa storia. Non c’è la fa proprio a non tapparsi naso e occhi. Un ammasso di rifiuti d’ogni genere emette un fetore tremendo, soprattutto d’estate, altro che benessere. Altri cittadini lamentano da un lato come la ditta incaricata oltre a non essere autorizzata, faccia passare molto tempo prima di raccogliere, dall’altro l’inciviltà dovuta a ignoranza o all’inesistenza di isole ecologiche o qualsiasi altra forma di raccolta intelligente. E rifiuti speciali o di lavorazioni industriali se ne trovano abbandonati anche tra le strade secondarie di Pisticci scalo. Giovanni Corretti, presidente del Comitato dei cittadini racconta l’assenza di controllo sui tir che entrano ed escono a tutte le ore da Tecnoparco e «la nuova zona industriale usata come area di raccolta rifiuti industriali». Benvenuti dunque nel 2009.2

Per le associazioni ambientaliste lucane non tutti i rifiuti finiscono nel posto giusto. Nonostante nell’ultima classifica di Legambiente sugli ecoreati in vetta si piazzi la Campania seguita da Puglia e Calabria, la Basilicata, terra di mezzo, fa solo registrare una «pericolosa pressione da parte della criminalità organizzata, autoctona e non». Mariano Cudia, Coordinatore Regionale del Corpo forestale, non crede vi sia un’intelligenza delinquenziale che sfrutti i pozzi dismessi di petrolio farcendoli di tossico-nocivi d’altra provenienza. Piuttosto, riempie altri luoghi. Ricorda indagini in corso con le procure su questi “fatti delicati” e dice che oggi il problema è il rifiuto d’estrazione. «Il Corpo ha denunciato tutti e tutto perché in alcuni pozzi esauriti mettono i rifiuti d’altri pozzi dove hanno fatto le perforazioni». Rifiuti, sottolinea accigliandosi, con «sostanze pericolose che dovrebbero essere portate alla bonifica, e che spesso, invece, vengono interrate». Da chi? Al momento non ci sono risposte. L’intermediazione la fanno in prevalenza il gruppo Castellano, il gruppo Iula e il gruppo Cascione?  C’è comunque da dire che il via vai di tir vede anche tocchi di transnazionalità con la Hoyer, la Halliburton, e una serie di altre società che importano tossico-nocivi.

rifiutiIl sistema. A ogni modo a partire dal 1998 una commissione aveva riferito in parlamento due interessanti questioni. Le aziende chimiche in Valbasento e la loro attività avrebbero potuto essere messe in correlazione con le illegalità riscontrate? Un interrogativo attuale, se pensiamo che nel 2004 sbucano nella zona di Pisticci 130 bidoni con sostanze tossico-nocive, e che la presenza d’etichette, ricorda il report 2008 dell’Osservatorio ambiente e legalità, direziona le indagini verso società del Nord e imprese operanti in loco. E poi, fatto che destava maggior preoccupazione, aziende tuttora operative e facenti capo a soggetti indagati per illeciti gestivano il ciclo in monopolio. Lo scenario denunciato era un “sistema” d’autorizzazioni regionali e smaltimento senza controllo. Nel 2000 una commissione parlamentare dedica finalmente una relazione territoriale alla Basilicata ed evidenzia qualche dato importante. Registra la maggiore incidenza di rifiuti Bidonepericolosi sulla quantità totale di rifiuti speciali prodotti tra le regioni italiane. Per quanto concerne la «gestione», delle 650 mila tonnellate inviate allo smaltimento solo 153.577 risultano smaltite nelle discariche. Nulla si sapeva di 400 mila tonnellate. Dove erano finite? Questo, secondo il Rapporto sui rifiuti speciali, faceva temere gestioni non corrette, quando non del tutto illecite. A fine aprile il Tribunale di Salerno deposita in cancelleria il decreto d’archiviazione emesso nei confronti dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Rigetta le ipotesi di reato ascritte allo stesso su varie inchieste condotte in Basilicata. Altro scenario sconcertante. Esponenti della pubblica amministrazione, delle istituzioni d’alto livello, infiltrazioni di servizi segreti, massoneria, coinvolti in indagini atte ad accertare la destinazione di fondi pubblici diretti anche a finanziare settori come la tutela dell’ambiente.

Il new deal lucano. Per il ministero comunque, in Basilicata c’è un programma di gestione fondi «particolarmente orientato» all’ambiente. Ma basta, come fanno la maggioranza delle aziende, definire nel proprio oggetto sociale d’operare per lo sviluppo eco compatibile e per lo sviluppo del territorio? No, per i ministeri Ambiente e tutela del territorio ed Economia e finanze, che in un rapporto sull’integrazione ambientale nei regimi d’aiuto alle imprese che usufruiscono di fondi, affermano che dall’analisi effettuata in Italia s’evidenzia un ampio ricorso alla sola dichiarazione d’impresa, non rafforzata da un giudizio tecnico d’un soggetto terzo e ciò, «risulta particolarmente anomalo». Oltre a certificazioni, pozzi di petrolio in mezzo a un parco, sorgenti sequestrate di cui nulla si sa sui contaminanti, sbancamenti che distruggono habitat (da ultimo Timpa dei Preti sul Fiume Sarmento nel comune di Noepoli, con tanto di sequestro del Corpo Forestale), inceneritori che inquinano (il caso Fenice) e l’affare bonifiche bonifiche cartafatte su carta (vedi Bonifiche di carta), è l’import di rifiuti e la costruzione di termodistruttori con garanzia Veolia via Iea o Tep, società da essa controllate, il nuovo piano pioniere. Nel Mercure ci pensa Enel, dopo essersi divisa proprio con Veolia nel 2004 il mercato in Italia. Resta un fatto. Dal 1978 al 1998, prima dei fondi strutturali d’investimento, un grafico del Consiglio regionale mostra linee di disoccupazione che salgono. E nel 2006 la Regione spende la fetta maggiore in Previdenza e integrazioni salariali e Pubblica amministrazione. Oggi, secondo l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno, il 18 per cento delle famiglie percepisce meno di mille euro al mese. Siamo terzi al sud in ordine di povertà, nonostante l’affare petrolio e quello rifiuti concessiofruttino cifre da capogiro, almeno per multinazionali e qualche ditta nostrana. Ma qualcosa sale. Le frodi ai fondi, ultimo esempio, Felandina, e il cancro. Intanto i programmi operativi sulla carta sono attenti all’ambiente, e i soldi dell’Europa s’usano per migliorare la qualità della vita. In ogni caso nel programma di controllo 2008 la Corte dei Conti lucana analizza il Fondo europeo di sviluppo regionale 2007-2013. Parla di «ingente dotazione» economica assegnata per l’ambiente: 535, 97 milioni di euro. Obiettivi: contrastare il degrado dei suoli e la destabilizzazione del regime idrico, sviluppo sostenibile, valorizzazione delle risorse energetiche, qualità ambientale, miglioramento dei servizi ambientali al fine di incrementare il benessere e la salute dei cittadini, migliorare la gestione del ciclo dei rifiuti e la bonifica delle aree contaminate.

La Parent Company dei Rifiuty

1Accanto allo smaltimento, lecito e illecito, c’è un altro nodo cruciale. La matassa di sigle e intrecci societari dove soldi e azioni passano sempre tra gli stessi soggetti. Il Gruppo Iula per esempio. Chiede i primi fondi con il patto territoriale d’investimento per la provincia di Matera del ‘97-‘98. Ai quasi 3 miliardi di lire iniziali  fa seguito uno ammissibile di 950 milioni. 731 a carico dello Stato. Il resto, da altre fonti. Alla fine del 2000 lo speso, nell’elaborazione della Corte dei conti risulta sotto la voce rinuncia o rischio di revoca. In una circolare ministeriale dell’11 giugno 2004, Programma operativo nazionale per lo “sviluppo imprenditoriale locale” 2000-2006, la Regione ammette alla Bng, società del gruppo, nonostante attenzionata per illeciti, un finanziamento di più di un milione di euro prelevati dal fondo comunitario europeo.

Il gruppo vuole crescere. Tanto che il 16 aprile dello stesso anno, con un “conferimento in denaro” di  24.750 euro su un deliberato di 99 mila, viene iscritta nel registro delle imprese di Matera la Basento Ambiente srl. Nell’Albo nazionale gestori rifiuti la new company del gruppo al 2008 non c’è. È Risulta inattiva in visura camerale. Presidente: Iula Nicola. Consiglieri: Somma Michele e Blasi Giuseppe. Blasi anche consigliere della T.e.p di Potenza (una quota dell’inceneritore è della Basento Ambiente) che ha già bruciato milioni di fondi pubblici e rifiuti senza garantire né per gli uni né per gli altri risultati in termini d’occupazione e riduzione dell’impatto ambientale. Blasi parente dell’onorevole di Forza Italia Gianfranco, intermediario, secondo la magistratura potentina per la sponda politico-affaristica del clan di Renato Martorano, boss della ‘ndrangheta lucana, con una condanna per 416 bis passata in giudicato e chiari collegamenti con colletti bianchi e imprenditori. Il pm Alberto Iannuzzi ne chiede l’archiviazione ma parla pure di circostanze inequivocabili di “compartecipazione” all’associazione a delinquere di stampo mafioso. E parla di continuità, frequenza e intensità di rapporti giustificata dall’onorevole come tentativo di riportare il boss sulla “retta via”. Per il pm dagli atti emerge “tutt’altro” e lungi dall’affrontare il problema dell’espiazione del boss dalle riunioni con indagati e imprenditori del sodalizio mafioso “appare inconfutabile” il fatto che il Martorano abbia fatto trait d’union tra numerosi imprenditori legati al suo sodalizio e l’onorevole, «la cui consapevole disponibilità – c’è scritto nel fascicolo – e il cui cosciente contributo risultano innegabili».

L’altro consigliere, l’avvocato Michele, rientra nel capo F dell’inchiesta. Nonostante anche nel suo caso l’accusa a suo carico è archiviata emergono “alcuni indizi significativi” circa il coinvolgimento in una turbativa d’asta. Come specifica il giudice, malgrado vi è una «circostanza che dimostra verosimilmente che era a conoscenza dell’operazione illecita» non vi sono indizi atti a comprovare che abbia concorso attivamente e in che veste, nel perpetrare il reato. Avvocato che, al telefono, dimostra per la magistratura una relazione con Antonino Garrammone, imprenditore e consigliere di Forza Italia amico intimo dell’onorevole Blasi e del boss, ben al di là della consulenza professionale. Al punto che nella conversazione n. 2370, Garrammone accennandogli a una trasmissione televisiva per indicare il suo informatore, il boss Martorano, fa riferimento ai titolari di alcune società coinvolte in una gara (S.m.i ed Esperia), che, chiamati dalla Calabria a Potenza, si sono messi “sull’attenti” accettando di dare il trenta per cento all’organizzazione indagata. Semplici accordi su appalti per la magistratura. A tenere in piedi la Basento Ambiente, a ogni modo, oltre ai suddetti, socie come la multinazionale Veolia, indagata in varie regioni per illeciti ambientali, la Finpar spa e la Ecobas srl. Società e nomi che tornano. La prima dei Somma. L’avvocato Michele, anche consigliere, poi Francesco, Ernesto, e Faustino, presidente, e tra i padroni di Banca Mediterranea (vedi L’altro padrone di Banca Mediterranea), a cui il Ministero del tesoro ha inflitto varie sanzioni per violazioni in materia bancaria e creditizia. La seconda, titolare d’una discarica per rifiuti speciali in agro Pisticci, del Gruppo Iula, cui appartengono anche la Iula Berardino che si occupa di trasporti rifiuti speciali solidi e liquidi, edilizia, costruzione discariche, lavori di bonifica e recupero ambientale. Così come la Bng, che opera nel trattamento reflui di prospezione petrolifera e smaltimento rifiuti pericolosi. Poi la Nuova Smil che progetta e realizza, nella Lucania saudita dei chilometri di oleodotto in progetto, gasdotti e oleodotti. Infine la Ecosud srl, rivolta al settore ecologico, ai servizi tecnici industriali, alle bonifiche di siti contaminati. Tra i clienti: Eni, Edison gas, Enterprise oil e Società petrolifera italiana. Tutte con concessioni in Basilicata e produzioni di rifiuti speciali e pericolosi. Ma Veolia e Finpar stanno pure in Tecnoparco. E anche Tecnoparco svolge attività di trattamento rifiuti industriali e produzione energia. Gli arrivano dalla Basilicata, e dal ‘98, anche da fuori. Sono affari. E per la Regione, che ha autorizzato maggiori ingressi e ultimamente, nonostante Tecnoparco dichiari sottostimato l’impianto, una terza linea a Pantanello, devono esserci particolari vantaggi economici per chi decida di smaltire. Nell’assetto societario di Tecnoparco c’è poi il Consorzio industriale di Matera, col 40 per cento, e la Sorgenia della Cir, holding industriale del Gruppo De Benedetti, con inchieste un po’ sparse. Naturalmente nel cda Tecnoparco (consiglio di amministrazione ndr) c’è l’avvocato Michele e Faustino. Oltre che dai Somma, la Finpar nel suo assetto vede anche la Progetti Holding Srl, inattiva nella visura camerale con Amministratore unico Spagnoli Giulio. E tra i soci Progetti Holding srl ovviamente figura un Somma, Francesco, che il Garrammone chiama confidenzialmente Ciccio al telefono. Poi Abbati Marisa e un certo Istituto Business research & development srl che rivede Abbati Marisa e oltre a Giulio, vari Spagnoli in qualità di amministratori delegati.

Gestione in famiglia quindi. Tutti bravi manager? Supponiamo di sì. Il punto è che la Finpar, costituitasi nel ‘98 con un capitale versato di quasi 2 milioni di euro, nonostante vuole “contribuire allo sviluppo del tessuto produttivo locale” gestendo in modo eco compatibile, come recita il punto 3.4 dell’oggetto sociale, per conto di Enti pubblici fondi nazionali ed europei, dichiara nella visura camerale al giugno 2008 d’essere inattiva, con un solo dipendente rilevato nel 2006. Otto anni dopo, per una “perdita rilevante”, i bravi manager hanno bruciato tre quarti di capitale, che scende a poco più di 400 mila euro. Il buco lo tappa una vendita di azioni per un milione e mezzo di euro a cui risponde solo la Ecomediterranea srl, società che si preoccupa anche di rifiuti come intermediaria, per trattarli al fine d’un riutilizzo come combustibile o sottofondi stradali. E chi sono i soci? I Somma. Michele e Francesco, con il solito Faustino Presidente. Come? Conferendo partecipazioni azionarie per 1.499.323, 50 euro d’una sua collegata, la Impes Service spa, prima Impes, fallita e con lavoratori tuttora in mobilità (la figlia dell’imprenditore è invece consigliere Finpar), che si è rifatta il look nei settori petrolio e centrali, vale a dire Eni e quell’Enelpower, di cui Impes si fregia qualificata “presso di essa con certificato Enelpower”, finita nell’inchiesta condotta dai pm milanesi rigagnoloFrancesco Greco ed Eugenio Fusco per le mazzette da 6 milioni di euro versate da tre manager di Siemens Ag ai vertici della società dell’Enel. È la Basilicata delle Parent Company rifiuti-energia, società che hanno un numero di azioni tali da permettere il controllo di altre società influenzando o scegliendo consigli d’amministrazione e organi di controllo interno. In Finpar ed Ecomediterranea praticamente identici. C’è altro. La Finpar, al 2005, ha un controllo contabile assente. L’avvocato Somma comunque, già in società che si occupano di fondi, rifiuti, centrali, è per puro caso (sempre presente assieme al solito Faustino presidente) anche in Star Service srl (prima spa), una controllata della Banca Mediterranea (cioè sempre da Faustino) attenzionata nel 2001 dalla magistratura del lavoro, che s’è occupata di selezionare iniziative imprenditoriali da inserire nel Patto territoriale dell’area sud della regione per ottenere finanziamenti (vedi Quelle persone nei posti chiave). Star Service che secondo la Corte dei Conti lucana aveva azionisti tra chi dava e chi riceveva fondi, ben 12 società delle 23 beneficiarie degli stessi e che «ha proposto al Soggetto responsabile (di cui è azionista) la stipula di una convenzione per l’assistenza tecnico-amministrativa per la elaborazione di un Protocollo aggiuntivo al Patto territoriale in questione (…)». Un evidente conflitto di interesse, come si evince dalle indagini sulla gestione dei patti territoriali 2002-2004. Oggi Michele è anche presidente del settore Ambiente, Energia e Utilities in Confindustria Basilicata. Naturalmente assieme al Gruppo Iula e alle multinazionali operative in regione nell’ambito del nuovo energy managment e della produzione rifiuti. Enel, Eni, e tramite la filiale Fenice spa il gruppo Edf (Electricité de France ndr), che nel 2006 crea una joint venture, la Dalkia, proprio con Veolia. E anche Sorgenia sigla accordi con la Edf che gestisce da sempre le centrali nucleari in Francia e probabilmente ha investito in Lucania importando in passato scorie radioattive. Ecobusiness, nient’altro. Con questi grossi gruppi s’affacciano piccole aziende. Ageco, Sager, ecc., tutti a preoccuparsi di smaltire e trattare rifiuti pericolosi e speciali prodotti in loco e non. La Serpass invece, per conto di AgipGas, è nel trasporto bombole grazie alla benedizione Eni che ne sfrutta i giacimenti. Sono affari le bombole. Motivo? La Basilicata, secondo l’ultimo rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno, ndr), è sottosviluppata a livello di linee di trasmissione gas ed elettrica. Ha la copertura  più bassa d’Italia. Ultimo nato Basentech, il Parco Scientifico e Tecnologico di Basilicata. Investimento previsto 148.739,59 euro. Azionisti: Ergom Holding S.p.A., H.S.H., Castellano S.r.l. e Semataf S.r.l. (Gruppo Castellano) e Star Service S.r.l. (dei Somma). Nella mission come solito anche ambiente e territorio con interventi di disinquinamento, smaltimento dei residui derivanti da cicli di produzione o di consumo. Oggi non esiste nemmeno più il sito e quando lo si cerca in rete si trova o che è un ente accreditato alla formazione superiore in un po’ di tutto (comunicazione, amministrazione, finanza d’impresa, Pubblica amministrazione, turismo, commercio e servizi, servizi alle persone e alla collettività, ambiente e beni culturali, produzione e processi tecnici dell’industria e dell’artigianato) oppure “indirizzo non trovato”.

padronebanca

postichiavesocietàcartierainchiesta pubbliccata su il Quotidiano della basilicata, 3/4 Ago 2009

5 thoughts on “Ambiente spa: grandi e piccoli traffici lucani

  1. Gentile Andrea Spartaco,
    a proposito di Materit spa se trova “Il Quotidiano della Basilicata” del 19.05.2007 è possibile leggere una mia inchiesta con nomi cognomi e soldi pubblici, strane operazioni di bonifica svolte da Enti Locali…Eccetera. Purtroppo, in Lucania non esiste la vera informazione documentata.
    Saluti cordiali

  2. In qualità di Presidente Fondatore dell’Associazione PROGETTO & SVILUPPO Onlus, occupandoci della tutela, salvaguardia e valorizzazione del territorio e dell’ambiente, posso dirvi che la soluzione per la RACCOLTA RIFIUTI a IMPATTO ZERO c,’è.
    Il problema principale sono coloro che possiedono cariche istituzionali facendo credere che vogliono fare tante cose per i propri cittadini, mentre invece possiamo tutti constatare che quando hanno raggiunto il loro obiettivo e si sono assicurati la poltrona d’oro, non interessa assolutamente a nessuno i veleni che respiriamo tutti i giorni.
    Se siete interessati a sapere la soluzione potete interpellarci visitando il nostro sito: http://www.progettoesviluppo.org.

    Cordiale saluti a tutti i cittadini

    Il Presidente
    Vincenzo FALCO

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