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Quella “bomboniera dell’Adler”

IMG_3680La fabbrica si sposta, i lavoratori restano: cassintegrati

Pisticci scalo – Silvestro ha 2 figlie. Francesca e Jennifer. Giovanni ne ha tre. Noemi, Angela e Silvia. Domenico, ci tiene a precisare, due e mezzo. Oltre a Matteo e Giusi c’è in arrivo Michele. Silvestro Domenico e Giovanni sono solo tre dei 35 lavoratori della Basind di Pisticci scalo che si sono messi a presidiare lo stabilimento in un pomeriggio torrido di ottobre. Anche se la metà di loro ha figli a carico e mutui contratti per la casa, la vita degli altri non è che sia meno complicata.

i lavoratori della Basind srl

i lavoratori della Basind srl

Tutte esistenze organizzate a partire da un asserzione di Antonio Mesce (Amministratore delegato della Basind srl, ndr). Anni addietro aveva esordito affermando davanti agli operai che quello stabilimento era “la bomboniera dell’Adler (la società per azioni cui la Basind fa capo, ndr). Oggi i lavoratori ironizzano che “mancavano i confetti”. Una metafora dura, che ci aiuta a capire attraverso il loro vissuto la distanza che separa la logica affaristica dalla realtà. «Adesso per salvare la faccia questo signore cerca l’accordo per i quattro anni di mobilità e l’80 per cento di stipendio». E dopo? «Dopo si dormirà in stazione – dicono – o si andrà a rubare». Come si è arrivati a questo punto? C’è una letteratura giornalistica enorme sui fallimenti societari in Basilicata. E non è da meno il caso Basind, che inizia con incontri e contro

il ben servito delmanagement Basind agli operai

il ben servito delmanagement Basind agli operai

incontri tra impresa, Confindustria, sindacati, Regione, e finisce sempre, come per tanti altri, finalizzando il tutto sulla sussistenza, soluzione ottimale determinata dall’improduttività dello stabilimento. «Possibile – si chiedono i lavoratori – che una fabbrica che fino a maggio ha avuto tre turni, anche di notte, senza nessun cassintegrato e che era nel pieno della produzione ad agosto doveva chiudere per perdite?». È la crisi economica globale? È la “new poverty” frutto della new economy come dicono gli statunitensi. No, niente di tutto questo. Per i lavoratori si tratta semplicemente di una “questione politica”. E spiegano irritati la strategia pensando al rapporto tra management Basind e Regione Basilicata. «Mesce ci viene a parlare di mancanza di commesse mentre pensa di creare una sede ad Atella. Chiaro no! Si piglia gli sgravi fiscali e i finanziamenti per assorbire gli oltre 50 dipendenti dell’ex tessile Vitale e intanto cerca di uscire pulito da questa sporca faccenda con la mobilità nei nostri confronti». Più che new economy e guerra tra poveri dà l’idea d’una nuova schizofrenia del management all’italiana. Sono gli operai che ricordano come questo “finto fallimento” sia piuttosto frutto di “mala gestione”. E bisogna pur ricordare che in Italia i fallimenti degli ultimi anni sono tutti il prodotto di cattiva gestione, e non dei lavoratori, che eseguono le loro mansioni. Il solo fatto poi di pensare che dopo aver operato in questo modo come amministratori ci si possa riorganizzare a 100-200 chilometri più in là sullo stesso territorio fa venire seri interrogativi. Questa è stata davvero una “gestione sporca”. Gli operai raccontano i paradossi. «Magari ci cronometravano, poi lavoravamo l’isocianato (uno dei prodotti chimici più tossici, ndr) senza dispositivi di protezione individuale». Pur di mantenere gli standard e il lavoro si sono tappati naso, occhi, e hanno continuato, dando comunque fiducia ai manager. Pian piano, pensavano, avrebbero rinvestito per migliorare le cose. Invece niente. Controlli dell’Arpab, dell’Ausl, dei Vigili del fuoco. Persino i più elementari sistemi di sicurezza, gli estintori, scarseggiavano. E poi isocianato scaricato nelle fogne. In questa storia dunque, il premio a chi va? Alla mala gestione. I lavoratori se tornano a casa. Gli resta solo un comunicato, appiccicato sul cancello d’ingresso, che gli ricorda di essere in cassa integrazione straordinaria.

in ilQuotidiano della Basilicata, 8 ottobre 2009

One thought on “Quella “bomboniera dell’Adler”

  1. Sono uno di loro I miei Fratelli li chiamo , scusatemi se è poco Sono un disabile con gravi problemi agli arti inferiori assunto ai sensi della legge 68/99 ,e devo dire che dal primo momento che ho messo piede in quello stabilimento anno 2000 ho avvertito puzza di bruciato , ho svolto manzioni non confacenti al mio stato di salute e quindi alla mia disabilità , facendomi credere giorno per giorno che si trattava di una situazione provvisoria , poi le sostanze chimiche ed ecco l ‘intossicazione al fegato ai polmoni per poi essere operato nel Giugno 2006 di Tumore . Casualità ? Devo solo a loro ai miei fratelli se quando non stavo bene mi sostituivano e mi regalavano sostegno morale per portare un pezzo di pane a una famiglia che oggi non ho più , e sì perchè quando si perde il lavoro le ripercussioni sono soprattutto sulla famiglia , che dire credevo di aver trovato un Lavoro e invece ho perso tutto ….. Tutto……- colpa di Mesce ? per mè è solo una vittima come tutti noi usato da Parafulmine dell’ ADLER … Forse ( uso il condizionale perchè in questo caso è di obbigo ) ingenuamente ma vittima anche lui…. Peppino

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