Lucania_report

Non solo petrolio e Fiat

ecocidioSpA pubbliche e interessi privati sull’affaire rifiuti, energia e acqua. L’ingresso in Basilicata della multinazionale francese Veolia. Un report del ComitatoNoOil

La “monnezzopoli lucana” ha il cosiddetto centro di propulsione in Val Basento (vedi n. 2 di Terra di Basilicata) dove per anni si concentra l’attività di smaltimento dei rifiuti che ha coinvolto una miriade di società locali ma anche grandi gruppi finanziari e imprenditoriali in una realtà industriale caratterizzata da disoccupazione e gravi problemi di inquinamento ambientale. In Val Basento opera la società Tecnoparco SpA (130 unità lavorative), nata come società di servizi dall’accordo di programma del 1994 e costitituita in origine dal 40 per cento da Enichem, 40 per cento dal Consorzio industriale e per il 20 per cento dalla Finanziaria meridionale FIME. L’attuale società Tecnoparco vede il capitale azionario suddiviso per il 40% da Consorzio per lo sviluppo Industriale della Provincia di Matera, dal 20% posseduto da Finpar SpA,una finanziaria modenese della Coop Estense della Lega delle Cooperative, dal 20% da Sorgenia SpA, grande azienda del settore energia del Gruppo CIR alla cui presidenza c’è Carlo De Benedetti e dal  20 % da Veolia Servizi Ambientali Tecnitalia SpA.
Il campo di attività dei soci di Tecnoparco SpA è quindi prevalentemente concentrato in gruppi privati a capitali multinazionali e finanziarie del nord. Oltre all’energia che, solo in Val Basento, esprime un potenziale produttivo di 1.600 MW in centrali elettriche future previste da Sorgenia, Basento Energia e Energia Lucana SpA, giocano un ruolo di primo piano i rifiuti. Soprattutto quelli di origine industriale che da molti anni vengono smaltiti in Val Basento da tutta Italia in base alle deroghe della legge regionale n. 59/95. Una importazione “legale” di rifiuti industriali capace di incrementare a dismisura la quantità di rifiuti portati in Basilicata ad oltre 1 milione di tonnellate all’anno con diversi smaltitori locali, alcuni dei quali coinvolti da indagini di diverse procure che si sono occupate di smaltimento illecito di rifiuti, anche radioattivi.

L’arrivo di Veolia in Basilicata. L’ultima società arrivata in Tecnoparco è la società Veolia Servizi Ambientali Tecnitalia SpA, attiva nella raccolta, trasporto e trattamento di rifiuti, gestione di discariche e impianti di trattamento e inceneritori. La società fa parte del colosso mondiale francese Veolia Environnement che ha un fatturato di 30 miliardi di euro, presente in 5 continenti e con più di 300mila collaboratori. La Veolia Servizi Ambientali Tecnitalia SpA avrebbe rilevato il pacchetto azionario in Tecnoparco della Termomeccanica Ecologia SpA di La Spezia, il cui presidente è Enzo o per l’anagrafe “Enso” Papi, ex manager del gruppo FIAT ed attuale presidente di Confindustria di La Spezia. All’inizio dello scorso anno, il gruppo guidato da Papi ha ceduto alla multinazionale francese Veolia il 75% di TMT Tecnitalia SpA (giro d’affari pari a 97 milioni di euro) società controllata a sua volta da Termomeccanica Ecologia già operativa in Val Basento nel settore del trattamento dei rifiuti e della produzione di energia da rifiuti. Ma qual è l’interesse di Veolia per la Val Basento così come per altre SpA operanti nel settore energetico e dei rifiuti in Basilicata?

Veolia si è ritrovata a sedere nel CdA di Tecnoparco Val Basento, così come ha fatto in molte regioni italiane per le gestioni delle SpA pubbliche sull’acqua e nelle AATO “assieme a Suez/GazdeFrance (queste ultime in fusione) spartendo i grandi interessi sui rifiuti, sull’acqua e sugli inceneritori oltre ad altre utilities quali l’illuminazione urbana, i rigassificatori, i metanodotti” (cfr.Nicoletta Forcheri, Cara Publiacqua SpA). Ciò accade mentre la cappa della disinformazione e la debolezza informativa pesano come un macigno sulle scelte che vengono operate in territori considerati fuori dai circuiti mediatici mentre le istituzioni regionali e locali recitano il ruolo di “alice nel paese delle meraviglie” ed il governo, con decreto emergenziale, militarizza le discariche e le centrali elettriche. In una Basilicata sempre più globalizzata, i beni comuni e le risorse del territorio finiscono così per essere svendute e privatizzate da grandi gruppi privati mentre avanza.l’affare “monnezzopoli lucana”.

Gli interessi della Veolia e i manager pubblici. Ma ritorniamo alla Veolia. Nel consiglio di Amministrazione della società “siede dal 2007 il neo riconfermato amministratore Delegato ENI, Paolo Scaroni” (in proposito vedasi l’interessante ed illuminante articolo di Nicoletta Forcheri – Francia o Spagna…purché se magna). Scaroni in Basilicata non opera solo come ENI nel più grande giacimento in terra ferma d’Europa in Val d’Agri, ma ha gestito affari anche con la Techint e successivamente con la SIV e poi con la inglese Pillington, di cui è stato membro del Consiglio di Amministrazione. L’interesse di queste società è per il giacimento di località Pisciolo di Melfi (20 addetti)  per la produzione di sabbie silicee utilizzate come materia prima per la produzione di parabrezza e vetri speciali. E’ dagli anni 90, che la Regione Basilicata affida in concessione alla società multinazionale britannico-nipponica, per cifre irrisorie, così come già avviene per la Coca Cola entrata in società con la Traficante per lo sfruttamento industriale delle acque minerali Fonti del Vulture, la “miniera d’oro”, anzi di silicio di Melfi. Di recente, il Comune di Melfi ha deciso di rispondere ad una richiesta della Pillington per far estendere la superficie della cava su suoli comunali in cambio di 250 mila euro ed un’area del Bosco Frasca che la Pillington restituirebbe al Comune di Melfi per far legna e ricavare un utile per le casse del Comune federiciano amministrato dal sindaco Ernesto Navazio, recentemente nominato Commissario del Consorzio Sviluppo Industriale della Provincia di Potenza. L’estrazione dei preziosi “zeoliti” sono destinati allo stabilimento Pillington di San Salvo, nella provincia di Chieti, capace di moltiplicare i profitti azionari della multinazionale.

 

Ritornando a Veolia. Il colosso multinazionale francese sta attuando in Basilicata la strategia definibile “spingule francesi” che mira a controllare il business del trattamento dei rifiuti ed in futuro anche il mercato dell’acqua di cui la regione è ricca, attraverso l’acquisto del pacchetto azionario di società già attive o in via di costituzione. Gli interessi della Veolia, dopo altre regioni del Sud come la Campania, la Calabria e la Sicilia si sono già radicati in Basilicata attraverso l’ingresso in Tecnoparco SpA con la partecipazione azionaria in società satelliti. In Val Basento la Società Power Gaia del gruppo Tecnoparco con sede a Potenza ha in cantiere la costruzione di un impianto gia autorizzato dalla GSE (Gestorei Servizi Elettrici) per l’emissione dei certificati verdi (GSE è la stessa società che sta redigendo il PIEAR – Piano di Indirizzo Energetico Ambientale per conto della Regione Basilicata)per la produzione di energia elettrica della potenza di 16 Mwe che funzionerà con oli vegetali e biocarburanti e la gemella Energaia srl con sede a Matera  realizzerà un impianto a biomasse a Teana in località Nobilio. Impianti questi già autorizzati dalla Regione. Le due società sono emanazioni di Tecnoparco SpA e quindi anche delle società che ne fanno parte, tra cui Veolia.

E in valbasento si scommette ancora sui rifiuti… Stessa situazione a Ferrandina con la centrale che funzionerà a biomasse e CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) da13 Mwe che la Società IEA  srl (Impianti per l’Energia e l’Ambiente) con sede a La Spezia in Via del Molo è intenzionata a realizzare in contrada Venita utilizzando i 2,5 milioni di euro messi a disposizione dal bando regionale 2003 in base alla Legge n.488/92 dopo aver incassato l’autorizzazione del Comune di Ferrandina. La sede della IEA srl coincide con quella di Termomeccanica SpA che, come è noto, è una società controllata a sua volta da Veolia. Sempre in contrada Venita di Ferrandina la società Basento Ambiente srl ha ricevuto nel mese di marzo scorso parere preliminare favorevole dalla Commissione VIA nazionale per la costruzione di una mega discarica per rifiuti pericolosi e tossici da 370.000 metri cubi. Il Comitato antidiscarica di Ferrandina ha presentato denuncia a Roma per competenza territoriale, chiedendo di verificare se nella vicenda si configuri nei confronti della società richiedente e dei componenti della Commissione ministeriale presieduta da Stefano Rodota’ che ha dato parere favorevole alla realizzazione, l’ ipotesi di falso in atto pubblico e abuso d’ufficio in considerazione del fatto che, nel chiedere il parere per l’apertura della discarica, la societa’ avrebbe sostenuto l’assenza, nella zona in questione, di vincoli idrogeologici, nonche’ l’esistenza del piano provinciale di organizzazione dei rifiuti, in corso di approvazione da parte della Regione Basilicata poiché bocciato dalla Giunta della Regione Basilicata con delibera 1142 del 26 luglio 2006. Il capitale azionario della Società Basento Ambiente srl, oltre alla Finpar (società di Tecnoparco) e ad una società locale di smaltimento ed altri smaltitori locali con quote minori, vede come azionista di maggioranza proprio la Veolia.

Come i rifiuti diventano il business del futuro. Sul business dei rifiuti dunque emerge una strategia che punta sull’emergenza, sulle discariche e sugli inceneritori non facendo distinzione tra rifiuti solidi urbani e rifiuti speciali e alla riduzione forzata del numero di AATO sul territorio regionale, predisponendo così il terreno favorevole all’obbligo di messa in gara per tutti i servizi pubblici locali previsto dal governo Berlusconi. Questa strategia, di cui le istituzioni ne sono il tramite, finisce per favorire grandi gruppi privati come Veolia con una imprenditoria locale, sorta grazie all’attività di smaltimento di rifiuti petroliferi e dell’industria chimica, utilizzata come “manovalanza ” funzionale a questi interessi che si estende anche in altre aree della Basilicata, come in Val d’Agri dove già operano le mega piattaforme di smaltimento di rifiuti regionali ed extraregionali della Semataf  di Pescara a Guardia Perticata, e l’Ecogeodrilling di Segezia (FG) a Paterno.  Di recente la Regione ha autorizzato ad esempio che i percolati della discarica di contrada Frontoni di Santarcangelo siano smaltiti ad oltre 200 km di distanza presso l’inceneritore Fiat “Fenice” che si conferma il destinatario della monnezza regionale, compresi i rifiuti tossici illegali dissotterati in località Fosso Lavandaio, in Val Basento, in attesa della realizzazione in Basilicata dei termovalorizzatori sollecitati in un clima emergenziale preso a pretesto per scelte istituzionali che privilegiano le discariche contrapposte alla raccolta differenziata. La Regione ha destinato 600 mila euro alla Comunità Montana Medio Agri quale contributo straordinario per il trasporto a Fenice dei percolati. Fondi questi rinvenienti dal programma operativo Val d’Agri finanziato con le royalties del petrolio che finiscono quindi a Fenice SpA.  E’ così ad esempio che per la realizzazione della discarica comprensoriale di Lauria (PZ), autorizzata da una recente ordinanza emergenziale del presidente della Regione Basilicata, sia emerso un contenzioso innanzi al TAR tra un’Associazione Temporanea di Imprese giunta terza nella gara, un RTI  (Raggruppamento Temporaneo di Imprese) di Ferrandina con la ditta Papaleo di Lauria, contro il colosso EMIT che vede la presenza di grandi gruppi nazionali del settore dello smaltimento dei rifiuti quali Ercole Marelli incorporata nel grande gruppo Pisante di San Severo risultata vincitrice della gara. Ed ancora, il Comune di Potenza decide, ad esempio, di continuare a investire in perdita 3 milioni di euro per il funzionamento di un inceneritore cittadino che grava sulla Tarsu pagata dai cittadini. Un inceneritore costoso ma anche dannoso per la salute a causa delle emissioni inquinanti.Il Comune ha stipulato un contratto con la TEP (Termo Energia Potenza) che vede tra gli azionisti di maggioranza la Termomeccanica Ecologia e quindi la onnipresente e potente Veolia in attesa di ampliare la discarica comunale in base ad una ordinanza regionale ed affidarla ad un nuovo gestore unico. E la raccolta differenziata dei rifiuti in Basilicata? con queste premesse può anche andare a farsi benedire! Gli affari sono affari.

da Comitato NoOil

qualchelinksuVeolia

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