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È nato il primo uomo sintetico

il neonato sintetico

New York, 3 agosto 2026 – «La “cellula di Ho” – ha dichiarato alla stampa Hans Johnstone, Ministro della ricerca biomedica – così chiamata dall’omonimo scienziato che la scoprì quattro anni fa, ha dato la possibilità agli studiosi di tutto il mondo di entrare nel vivo del funzionamento della vita. Il giorno in cui fu osservata una microscopica sfera di poliestere che univa intorno a sé fibre di resina epossidica altrettante minuscole per sopravvivere nell’ambiente in cui il professor Ho li manteneva, fu scoperta anche la capacità propria a ciò che è organico di trasferire il principio della vita in sostanze che in realtà non lo sono, per il solo fatto di essere prodotti di sintesi e non naturali». Dalla cellula, e grazie agli studi del Centro di ricerca interministeriale organismi transviventi (Crio-T, ndr), si è arrivati in pochi anni alla formazione in vitro di un corpo umano. «Questo corpicino di plastica viva – ha detto Micael Blobwy, portavoce del Crio-T – è il primo esemplare di essere umano sintetico. In tutto e per tutto simile a noi. Dalla fase di gestazione alla sepoltura. Questo bimbo di plastica davanti ai nostri occhi potrebbe rappresentare l’ultima frontiera per salvare la specie umana dall’estinzione causata dai cambiamenti climatici». A quanto pare sarebbero stati infatti già testati sul primogenito di sintesi vaccini al piombo, al nichel, al mercurio, al cesio (oggi in testa ai dati sulle cause di decessi), che hanno dato ottimi risultati in termini di risposta. «Possiamo certamente dire – ha affermato Blobwy – che nella lotta per la vita questo esserino sintetico ha sconfitto, col nostro aiuto, malattie come la “sindrome di Narcos”, che ha fatto 5 milioni di vittime tra il 2016 e il 2022, e inizialmente addebitata a un’epidemia definita “narcotica fulmineis”, o la “sindrome da egocidio” tra il 2020 e il 2025, in cui altri 8 milioni di esseri umani si sono estinti, tra i quali due intere popolazioni, tutte malattie riconducibili ad assorbimento di mercurio». Il bambino, di nome Lally, a quanto pare già idoneo a sopravvivere negli attuali habitat contaminati, «rappresenta – ha ribadito Blobwy – una speranza poiché sta sviluppando in autonomia anticorpi capaci di debellare altre patologie da metalli pesanti e di adattarsi all’eco-sistema inquinato». Ormai poliestere e fibre di resine epossidiche possono far battere cuori, muovere corpi, e far funzionare cervelli di plastica.

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