Lucania_report

Il presidente del Copasir nella valle dei veleni

blackriverLa campagna elettorale pro Pier Luigi Bersani del Pd inizia a Pisticci scalo. Nella sede d’uno stabilimento più volte finito in cronaca nel passato e nel presente, e di cui, dopo rapporti di prova sugli scarichi prodotti da un’associazione indipendente del territorio, notizie di reato inviate alla Procura di Matera dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, puzze nauseabonde che denunciano da tempo i cittadini, e un sindaco che ne minaccia la chiusura, ci siamo occupati con inchieste e reportage avendo più volte documentato lo stato del primo fiume lucano dove lo stabilimento insiste con le sue due sedi di Ferrandina e Pisticci. Non a caso, visto che una giunta regionale Pd ha autorizzato l’impianto a trattare rifiuti speciali extra regionali facendone un business chiamato eco compatibile. Come è andata?

L’ammalato grave

IMG_0850Prima d’arrivare, sulla basentana il via vai di tir di rifiuti e impressionante. La quotidianità in questa valle del Basento. A Tecnoparco entriamo, io e un lavoratore in mobilità che mi racconta la sua attuale condizione, assieme a un tir che fa una puzza terribile d’uova marce. Ci nausea. La stessa che sentono i cittadini di Pisticci scalo da mesi e che si sono rivolti al sindaco Vito Di Trani per farla cessare. Che la Valbasento è in “grave condizione” lo sa Massimo D’Alema. E solo in una terra come la Basilicata, ha affermato nel suo incipit nella mensa di Tecnoparco dopo aver ascoltato tutti, tranne i giornalisti a cui non è stato chiesto se intendessero fare domande, si potrebbe affrontare una così drammatica situazione “limitandosi a discutere”. In Sardegna, lo abbiamo visto negli scorsi giorni, Bersani è stato duramente contestato e la visita è sfociata in scontri tra forze dell’ordine e lavoratori disperati. I mansueti lucani della Valbasento invece, aspettano da una vita, perché a Potenza, come in Sardegna, è stato contestato con irruzione del Comitato contro le perforazioni No Triv e successiva loro identificazione da parte delle forze dell’ordine. Ma cosa aspettano in valbasento? La manna santa della reindustrializzazione d’una valle definita da qualche consulente “di veleni”, e paventata invece da decenni a colpi di eco compatibilità da quegli stessi soggetti che oggi continuano a chiederla a D’Alema lì seduto. Speriamo non sia la stessa. Lui invece sa, e lo ricorda, che come altre aree chimiche italiane, questa valle è stata una zona sfortunata “perché ha pagato un prezzo alto per un’industrializzazione selvaggia che ha prodotto danni all’ambiente”. Tra gli attori protagonisti della distruzione Eni. Noi aggiungiamo i danni alla salute delle popolazioni, che nessuno degli intervenuti, tra sindacati, confindustria e gli avviliti lavoratori in mobilità, ha citato. Nemmeno il sindaco Di Trani, medico, che pure aveva minacciato la chiusura di Tecnoparco. Come se si trattasse d’un freudiano tabù. Una parola, cancro, che in questa area lucana in crisi economico-sociale e di salute pubblica, da decenni, e soprattutto dopo che l’Istat ci ha confermati regione numero uno in malattie tumorali, si deve tacere. Restiamo peggio di Taranto. Ci basta.

Old deal or not new deal

BidoneLa cosa più triste in tutto ciò, è sentire uno dei lavoratori sottoposti da anni a quegli ammortizzatori sociali che hanno stritolato le loro personalità di padri, mariti, persone, affermare che pur di lavorare se ne sbatterebbero di respirare l’aria nauseabonda lì prodotta. La classe operaia è abituata a ‘ste robe. Non lo vuole il paradiso qui. Per fortuna ci pensa qualcun altro a ricordare come la sua condizione di sfruttamento lavorativo lo ha ridotto oggi ad avere un misero assegno di mobilità che finirà a breve, che con tale miseria dello Stato deve far fronte a figli, e soprattutto, a curarsi quel cancro probabilmente causato dal lavoro in valle. Mi ricorda pure quel collega che andava in giro a raccogliere con aria minacciosa i nominativi di chi avrebbe votato o no alle scorse regionali un candidato Pd. Spaventoso. Anzi, grottesco ascoltare storie d’un simile orrore sociale mentre il gota politico del centro sinistra usa l’i-pod regalato dalla Regione con soldi pubblici. Loro sorridono paonazzi. Ma quello è stato regalato anche ai consiglieri d’opposizione, quasi assenti in questi anni sulle questioni relative agli avvelenamenti e allo sviluppo. Dell’impatto dell’industria del petrolio, tra i più dannosi al mondo, forse più della chimica, gli è bastata l’elemosina chiamata bonus card. Oggi comunque, si risvegliano tutti. Come se solo ora contasse il consumo del territorio, la salute pubblica, l’occupazione, il futuro che lasceremo ai figli. Nella mensa di Tecnoparco conta poco tutto ciò, è del lavoro che si parla. Prioritario certo, ma siamo nella più classica retorica pre elettorale. E dalle promesse di lavoro che arrivano i voti. E a quanto pare torna di moda quel “meglio morire di cancro tra vent’anni che di fame ora” propinato dalla vecchia Dc. Ovviamente rivisto e corretto dalla sinistra nell’Era della sostenibilità. Anche quella vendoliana, che nel 2003 vede Nichi scrivere per l’Osservatorio sulla biodiversità articoli sulla “virulenza anti-ecologica” del secondo governo Berlusconi, e dall’altro, oggi, inciuciare ai tavoli con quel capitalismo che denunciava portato avanti dall’attuale governo assieme al Gruppo Riva per mantenere viva la condizione assurda causata dall’Ilva. Speriamo davvero che la natura sia salvata dai ragazzini, come titolava Vendola per l’Osservatorio. E speriamo che siano quelli del rione Tamburi di Taranto a farlo.

Lo stato d’abbandono

i lavoratori della Basind srl

i lavoratori della Basind srl

Comunque con D’Alema al tavolo se ne vanno al diavolo i controlli olfattivo-visivi previsti dall’autorizzazione di impatto ambientale di Tecnoparco, e se ne va al diavolo se qualcosa non va nei processi industriali, se non si controllano le storie di reati ambientali di quelle società che lì vanno a smaltire milioni di chili di rifiuti tossico-nocivi. Pure il segretario provinciale del Pd Pasquale Bellitti ricorda a D’Alema quelle “gocce d’acqua” che lente si vedono cadere dai soffitti della mensa che lo ospita, senza nessun segnale che avverta dell’acqua sul pavimento. Solo tristi secchi di plastica blu, messi lì sotto in situazione di fortuna per raccoglierla. Gocce che per Bellitti stanno a “dimostrare fisicamente che lo stato d’abbandono è abbastanza evidente”. Benissimo, viene da dire, in un luogo che smaltisce rifiuti tossici. Intanto il consigliere di Tecnoparco e presidente di confindustria lucana Michele Somma, assieme all’entourage, si mostrano seduti qualcosa su quei loro blackbarry, smartphone, iphone alla moda, non regalati dalla Regione questi, comprati con i soldi del business. Ridacchiano, come adolescenti mentre D’Alema parla. Beati loro. Qui in valle bisogna accontentarsi d’altri primati. Delle lacrime. E, ci permettiamo di correggere l’eminente figura politica nazionale, ricordandogli che la Valbasento non “è stata”, ma “è” una zona morta più che sfortunata. Come se ne esce? Mettendo a un tavolo di trattativa l’Eni per conciliare bonifica e chimica verde. Discorsi triti e ritriti. Sentiti da decenni a questa parte senza che nulla hanno prodotto se non ricollocare i trombati della politica inventandosi pure enti ti controllo subregionali. Ma D’Alema assicura. Se prende impegni lui li mantiene, e se per il tribunale cassato di Pisticci non ne prende, se l’Ospedale di Tinchi, al centro di contestazione in questi giorni nemmeno viene nominato, figuriamoci quelli del comitato No Triv lasciati fuori sotto la pioggia battente e gli smottamenti che iniziano a preoccupare i pisticcesi. Loro, i No Triv, e le loro becere idee di economia blu, di rivedere il principio della Green economy che sposta solo di un pochino l’inquinamento, il consumo del territorio, senza eliminarlo, non possono entrare. E’ la democrazia.

Sindromi ambientaliste e core business politico

lungo il fiume Basento

lungo il fiume Basento

Ma qui pure i più balordi possono accusarli di pseudo ambientalismo e citare balbettando l’inglesismo “not in my back yard”. Tutti affetti da sindrome di Nimby? Quella che spingerebbe, secondo Michele Vitucci del Comitato lavoratori in deroga che vogliono solo il lavoro, gli ambientalisti lucani a non voler vedere inquinato il proprio cortile ma quello del vicino. Non è così purtroppo. E il problema e che la Basilicata sta diventando un intero cortile, che bisognerebbe tener presente, come diceva un grande scrittore, che l’essere umano non si forma per l’esperienza che fa, ma è quello che ne fa dell’esperienza a formarlo. Scordiamoci l’esperienza chimica dunque. Sentendo le logiche discorsive pare infatti che del passato non ce ne facciamo un tubo. Ed è un dato di fatto se pensiamo a Tito scalo , a Fenice, al Pertusillo, alla val D’Agri, al Mercure, e appunto, alla lunga storia di inquinamento della Valbasento. Quale spazio sano resta in cui vivere? In tempi di campagna elettorale servono “risposte urgenti”, quelle che per D’Alema prevedono la sollecitazione dell’attuale governo. Quello dell’austerity. Ci vogliono bonifica e chimica verde. Insieme. Ma che vuol dire chimica verde? Non sarà mica il caso di clonare impianti colorati di verde sulle carte come la Mythen spa che poi avvelenano lo stesso? Scordatevi l’ambiente dunque. Anzi, il territorio e il suo consumo critico. Qui si parla solo di lavoro. Le mucche continueranno ad abbeverarsi in un fiume nero, gli imprenditori agricoli a irrigare con acqua contaminata. E a fallire. Vessati dai debiti per esondazioni e alluvioni senza che nulla hanno prodotto gli oltre 500milioni di euro europei per l’ambiente. La logica è invece più semplice. La ricorda pure D’Alema che quando chiedeva soldi per il mezzogiorno a Tommaso Padoa Schioppa e questo gli rispondeva “eh ma voi lo fate perché volete dei voti”, lui gli ribadiva che “avere voti è il nostro core business”. Metafora a parte, perché il linguaggio è cosa importante e parlare di voti come ciò che determina un “guadagno politico” non pare buona cosa oggi, tenendo conto degli scandali del Pd lucano a partire dagli appalti per il Centro oli di Viggiano, in una zona dove gli imprenditori sono costretti a chiudere aziende per dar spazio all’industria del petrolio. In una regione dove si versano lacrime amare e quelle stesse società finite negli scandali giudiziari (con qualche imprenditore arrestato per traffici illeciti di rifiuti, ndr) aprono invece discariche di destinazione dei rifiuti del petrolio passati prima per Tecnoparco. Un cortocircuito soco-economico.

La parata par’tot

IMG_0959Par’tot in dialetto emiliano significa per tutti. Dopo aver sentito strani inglesismi concedetemi l’uso d’un dialettismo che arriva dalla mia esperienza regressa per descrivere la sfilata discorsiva davanti a D’Alema. Per spiegare i problemi della valle basterebbero in effetti solo le parole di Nunzio. A 60 anni, timidamente, s’avvicina al microfono e gli spiega che è un lavoratore in mobilità in deroga da 11 anni. Un tempo infinito. “Non è possibile – dice sintetico – vivere con 361euro e 80 centesimi al mese per una famiglia”. Se li ricorda tutti. “Io – continua – sono costretto a fare il lavoro nero per poter far mangiare due figli”. Inscenando un mercato altro che vanifica poi gli sforzi dei giovani nella ricerca di lavoro. Ricordiamolo, siamo la regione col primato in disoccupazione giovanile. Ma che fare del resto? In mezzo a questa dura realtà di sopravvivenza e continuativa guerra tra poveri ci stanno altri discorsi. Qualcuno ricorda a D’Alema che le royalties hanno rappresentato solo un bancomat per finanziare attività regionali al di fuori di un disegno strategico. Manuela Taratufolo della Cgil gli racconta che non c’è più tempo per realizzare maxi sistemi o progetti lontani dalla realtà. Cosa ci vuole? Quali progetti? Non li spiega. “La capacità di valorizzare gli strumenti che abbiamo e i progetti che possiamo praticare – dice però – per ridare speranza ad una valle che non può essere assolutamente dismessa perché non si vuole rinunciare allo sviluppo industriale perché abbiamo bisogno di lavoro di ridare a cassintegrati e chi è in mobilità la certezza del lavoro”. Ma alla certezza di là da venire si contrappongono, come dichiara Vitucci per i lavoratori in deroga, “persone che non sono più in grado di portare avanti la propria famiglia, che si sentono un peso per questa società perché svuotate della propria dignità”. “Perché – chiede a D’Alema – credere nelle istituzioni? In un Italia fondata sul lavoro quando il lavoro è stato reso precario e ricattabile? Perché credere al principio costituzionale che vuole lo Stato a rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale per lo sviluppo della persona quando questi ostacoli restano come strumenti per controllare il sociale? Non avere un lavoro oggi significa non esistere”. E conclude. “Ma delinquenti, presidente, si nasce o si diventa?”. Lui, Vitucci, che a Ferrandina voleva la Geogasstock che pure D’Alema conosce avendone affidato a suo tempo a Bersani, che oggi sostiene, i contatti d’affari, ce l’ha una proposta. “La preghiamo – conclude – di farsi portavoce di questa valle nelle sedi opportune, coinvolgendo l’Eni perché né le nostre amministrazioni né noi siamo in grado di progettare un futuro, c’è bisogno di un ente che abbia le capacità e dimensioni tali da cambiare la faccia di questa terra”. Ma non l’ha già modificata la Valbasento l’Eni? Ci risulta in peggio. Ma questo è. Accontentiamoci dunque. Dobbiamo sperare che alle prossime votazioni si candidino Eni, Total, Shell, ecc.? Quelli che hanno le capacità.

Spinte, sponde, e risultati

monopoly E di sponde verso le company parla pure Michele Somma che ricorda a D’Alema come le risorse della Regione Basilicata non sono sufficienti a tenere conto dei reali bisogni di investimento della valle, e che i problemi lucani non si risolvono senza una “spinta nazionale”. Parla di petrolio, della fortuna lucana d’avere i giacimenti che devono diventare “vera opportunità per il territorio”. Ricorda i passi in avanti fatti dal senatore Filippo Bubbico, presente in sala, che per primo s’è accostato alle modifiche della legge nazionale sulle estrazioni, e ricordiamolo, anche a quella regionale per rendere lo smaltimento di rifiuti tossici extra regionali un business. Per chi? Per Somma, per Veolia, per Sorgenia, per il Consorzio industriale di Matera. E per qualche altra ditta nostrana. Passi fatti per l’attuale presidente di Confindustria lucana grazie “a qualche sponda seduta a questo tavolo (D’Alema, ndr)”. Per Somma consigliere di Tecnoparco invece, prima che presidente di Confindustria, il ragionamento intorno al petrolio non può limitarsi alla percentuale sulle royalties. E proprio così. E lo ha previsto pure Tecnoparco che ha il 30% di quota nella Ecosauro Servizi Ambientali srl che per la società rappresenta l’allargamento al mercato esterno “in relazione all’avvio delle attività estrattive della Total”. Eni Total, Shell, l’importante è l’affare. Estrazioni, rifiuti di perforazione e smaltimento in Basilicata sono un affare da sempre. Qui Agip ha iniziato all’inizio del ‘900. E che ci vogliono altri soldi dello Stato per rilanciare la valle lo dice uno che con la Star Service era entrato nella gestione del patto territoriale area sud Basilicata 2002-2006, svolgendo i compiti di assistenza tecnico-amministrativa per il Banco di Napoli, il soggetto responsabile del patto di sviluppo territoriale. Star Service che deteneva il 3% delle azioni di quel Soggetto responsabile che tra gli azionisti vedeva la presenza di ben 12 imprese beneficiarie del patto su 23. La Star Service e il Banco di Napoli ci avevano guadagnato rispettivamente 139.439 e 337.917euro. E mentre soggetti responsabili e società di gestione tecnico-amministrativa paventavano la riduzione della disoccupazione e il miglioramento delle condizioni ambientali, la Corte dei conti lucana rilevò incertezze, incongruenze e debolezza occupazionale, evidenziando l’onerosità per l’affidamento di compiti istruttori ai soggetti privati.

Quelle domande che avremmo voluto fare

img_4407Noi di Basilicata 24 avremmo voluto farle delle domande. Giusto per chiarezza d’informazione. Aihmè è questo il nostro compito. Avremmo voluto chiedere come è possibile che l’attuale presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ndr), l’organo che ha funzioni di controllo dei Servizi segreti italiani, sia venuto a fatturare voti per Bersani dentro una società il cui core business è invece fondato principalmente sul trattamento rifiuti petroliferi e del gas. Come è possibile che gli siano sfuggite due parole su quale motivo ha portato l’Eni finora a disinteressarsi dell’inquinamento lasciato e di quello oggi prodotto dalle estrazioni. Lentamente, piccole gocce anche queste, che finiscono in un invaso, in fiumi, e magari in falde importantissime come risorsa idrica per il futuro dei nostri figli. Probabilmente berranno benzina. E pare strano sentir parlare d’Europa e austerity lasciandosi sfuggire i guadagni da miliardi di euro del petrolio per lo Stato ma soprattutto per qualche manager (attraverso decine di società estere, ndr), e il richiamo alla direttiva europea sulla prevenzione e la riduzione dell’inquinamento. Le condizioni ambientali da rispettare parlano chiaro. Misure per la tutela del suolo, delle acque, dell’aria, per la gestione della filiera dei rifiuti di cui le company hanno diretta responsabilità. E’ informato D’Alema che oggi la tracciabilità dei rifiuti è all’anarchia? E’ informato di quelle organizzazioni non governative lucane che fanno colletta per pagarsi le analisi perché non si fidano degli organismi di controllo governativi pagati dai soldi dei contribuenti? Sa che quando la tracciabilità si poteva conoscere, e non parliamo di tempi ancestrali ma di pochi anni fa, Tecnoparco dove ora è seduto ha ricevuto rifiuti da smaltitori accusati, e alcuni condannati, per gravi reati ambientali da varie procure italiane? Sa di inchieste aperte dalla procura di Matera sulla società che lo ospita e di cui nulla invece sanno i cittadini lucani? Sa che le organizzazioni non governative lucane da tempo chiedono di conoscere i piani di gestione dei rifiuti petroliferi delle multinazionali senza ricevere risposta? E sa quali abnormi quantitativi di rifiuti tossici finiscono proprio dove in questo giorno siede? Ma è il lavoro che conta, la chimica verde, soprattutto all’inizio d’una campagna elettorale. Nella più trita retorica elettorale.

in Basilicata24 

 

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